/widgets.js";var sz=d.getElementsByTagName(s)[0];sz.parentNode.insertBefore(z,sz)}(document,"script","zb-embed-code"));

UNA DOMENICA DIVERSA DALLE ALTRE:

Era appena finita la prima notte in Etiopia e siamo state svegliate dal “Generale” che ci avvertiva anche del fatto che il caffè fosse pronto.

Io e Martina salutandoci a stento ci siamo alzate e siamo andate a bere il caffè.

Dormendo vicino alla casa delle “sisters” dovevamo spostarci per arrivare alla scuola e alla “foresteria” dove dormivano gli altri: di giorno non c’era nessun problema, ma di notte era buio pesto e suor Maria preferiva portarci in macchina.

La colazione di domenica, come poi si sarebbero rivelate quelle di tutta la settimana, è stata diversa dal solito.

Abbiamo fatto colazione tutti insieme, Leo e Lions: anche se, all’inizio, eravamo semplici conoscenti, eravamo arrivati in Africa condividendo fin dal primo momento tante emozioni.

Finito il pasto era giunto il momento di uscire e vedere tutto quello che Wolisso aveva da offrirci.

C’erano due bambini nel giardino della scuola, Lucas 10 anni e Tamraz 4: erano i figli di una ragazza che lavorava nella cucina e stavano sempre con noi dalla colazione alla cena tutti i giorni.

I loro sorrisi e la loro felicità erano qualcosa che scaldava il cuore, vederli sorridere metteva felicità anche a noi, era un bellissimo circolo virtuoso che creava gioia.

Gli occhi dei bambini si illuminavano al solo vederci, non dovevamo fare nulla per renderli felici se non sorridere, parlarci e abbracciarli.

Domenica in concreto ci sembrava di non aver fatto nulla, ma mi sono stupita nel rendermi conto che quei bambini, pur non avendo nulla di materiale, hanno molto più rispetto a tutti noi, hanno emozioni vere e autentiche e reagiscono al più piccolo gesto come se fosse la cosa più bella che gli sia mai capitata. Il solo rivedersi nelle foto dei nostri telefoni per loro era stupendo, una cosa per noi normale e banale era ai loro occhi una cosa meravigliosa.

La giornata semplice di domenica mi ha insegnato che chi non ha nulla di materiale trova una bellezza inimmaginabile nelle piccole cose che, per chi possiede tutto quello che vuole, sono la normalità e non sono mai abbastanza.

Ho capito subito, fin dal primo momento, che questa esperienza avrebbe dato e insegnato molte più cose a me rispetto a tutto quello che avrei potuto dare io ai bambini e così è stato.

Come prima giornata alla scuola domenica è stata bella, interessante ed emozionante, come d’altronde è stato tutto il resto del viaggio.

Domenica, come ogni altro giorno successivo, ci siamo connessi al wi-fi e quello, oltre ad essere il momento per comunicare con l’Italia, è diventato anche un punto di aggregazione per tutti perché il segnale andava e veniva continuamente e noi ci trovavamo a chiacchierare, confrontarci e guardare foto tutti insieme.

Un’attività individuale e di chiusura rispetto al mondo immediatamente circostante è diventata così un’occasione per stare insieme e parlare: non avrei mai creduto che potesse diventare un punto di ritrovo “il gradino della scala del wi-fi”!

Ma il momento che preferivo della giornata era quello delle chiacchiere con Martina prima di andare a dormire.

Cominciavamo a parlare sedute sui letti, ma alla fine ci trovavamo inesorabilmente distese, facendo le nostre considerazioni sulla giornata appena trascorsa e conoscendoci meglio, parlando anche di altro, di noi, della nostra esperienza nei Leo e di tutto quello che poteva inserirsi in una chiacchierata che durava almeno due ore se non di più.

Era la giusta conclusione per ogni giornata per esprimere le emozioni che erano troppo grandi e ingombranti da tenere dentro!

UN LUNEDI’ DI FESTA:

il lunedì la nostra sveglia è suonata presto e abbiamo preparato noi il caffè per farlo trovare pronto agli altri; è stato il primo ed unico giorno in cui è successo ma c’è stato.

Quando siamo andati alla foresteria per fare colazione eravamo consapevoli che sarebbe stato un giorno diverso dai precedenti, sapevamo che i bambini avevano preparato qualcosa per noi, ma non sapevamo di cosa si trattasse.

Dopo la colazione siamo andati in giardino e abbiamo visto tutti i bambini in fila, ordinati, pronti per l’alzabandiera.

Hanno iniziato a pregare e durante l’inno hanno innalzato anche quella dei Lions International oltre alle loro due bandiere.

Terminata la cerimonia ci siamo spostati in un altro lato del giardino dove ci stavano portando alcune sedie, ma abbiamo preferito, almeno noi Leo, sederci per terra come i bambini, curiosi di scoprire cosa avessero preparato per noi.

Sono subito usciti da una porta alcuni alunni che tenevano in mano uno striscione con scritto “benvenuti in Etiopia” e cantando, in italiano, la stessa frase.

Dopo di loro a ritmo di musica sono arrivate sei bambine che hanno cominciato a ballare. Non potevamo credere ai nostri occhi: erano brave, erano bravissime, ma una di loro era veramente incredibile.

Hanno ballato a lungo e, quando hanno smesso, ero stanca io per loro, ma sono state veramente uno spettacolo per gli occhi.

Dopo i balli ci sono stati i discorsi dei professori, che poi ci hanno chiamati al centro per presentarci e darci un ricordino.

È stato veramente emozionante sentirsi tutti quegli occhi puntati addosso e quando siamo stati invitati a ballare è stato bellissimo divertirsi facendo divertire anche chi stava a guardare.

Nessuno di noi è un ballerino, ma tutti ci siamo buttati in pista e facevamo veramente ridere perché, in fondo, era anche per questo motivo che siamo andati a Wolisso.

Quando il nostro stacchetto imbarazzante è terminato i bambini avevano la pausa e poi dovevano tornare in classe.

Durante la pausa tutti si avvicinavano, volevano tenerci per mano o abbracciarci, tutti si ricordavano i nostri nomi e ci chiamavano anche solo per farci girare e sorridere.

È stata una mattinata che difficilmente dimenticherò soprattutto perché non mi sono mai sentita dire così tante volte in così poco tempo “Cristina sei bella” o “Cristina I love you” o “Cristina you are beautiful”, solo per farmi piacere. Gli alunni continuavano a chiedere ai maestri come si traducessero in italiano o in inglese quelle frasi, è stato stupendo.

Dopo la scuola elementare siamo andati a dare una mano alla mensa dell’asilo o almeno questa era la nostra intenzione. Siamo invece andati via quasi subito perchè ci siamo accorti di essere di troppo e di essere una distrazione per i bambini che, invece di mangiare, venivano a giocare con noi.

Pensavamo di poter aiutare, invece stavamo facendo l’esatto contrario e quindi siamo tornati alla foresteria.

Dopo pranzo eravamo pronti ad accogliere i bambini che volevano fermarsi dopo scuola per giocare insieme, ma con un po’ di tristezza abbiamo constatato che nessuno si sarebbe fermato a giocare a causa della difficile situazione politica che rendeva gli spostamenti molto pericolosi.

Non potendo giocare con i bambini, abbiamo usato, e abusato del wi-fi disponibile e abbiamo inizianto a creare un piccolo orto a cui hanno lavorato soprattutto i ragazzi perché anche solo spaccare le zolle del terreno era molto duro e faticoso.

Dopo aver zappato e cenato ci siamo riuniti per fare il punto della situazione e per decidere cosa avremmo fatto il giorno successivo per non arrivare impreparati e per non sentirci di troppo come nel giorno appena trascorso.

La riunione è finita in un modo un po’ strano… con 5 minuti di ramanzina, perché qualcuno non ci vedeva impegnati e pensava che potessimo fare molto di più per i bambini.

Terminata la ramanzina, ci siamo divisi in due gruppi e abbiamo analizzato, ognuno a modo suo, quello che era successo per capire se fosse vero che non ci stessimo impegnando e cosa potesse essere migliorato. È stata una serata interessante, parlare apertamente anche solo con Alfredo, mentre tutti gli altri si confrontavano assieme, a me personalmente è servito molto per ridimensionare le mie aspettative.

Ho compreso che dovevo solo aggiustare il tiro e così ho fatto.

Ne ho parlato anche con Martina durante la nostra chiacchierata pre nanna, ci siamo confrontate e abbiamo approfondito le nostre conversazioni con gli altri. È stato un bel momento come ogni sera.

Quella sera ci siamo anche accorti di essere appena arrivati, ma di avere pochissimi giorni a disposizione per fare le tante cose che avevamo in mente: è proprio vero che il tempo sembra scorrere più velocemente quando stai bene ed è stato proprio così.

Maria Cristina Speciale

 

Se volete scoprire di più sul progetto e volete leggere tutte le puntate ecco ciò che cercate!

YOU FOR WOLISSO – TEMA OPERATIVO DISTRETTUALE
YOU FOR WOLISSO DAY 5 & 6
YOU FOR WOLISSO DAY 2
YOU FOR WOLISSO DAY 1
MI CI GIOCO LA PELLE!