“Fare e far sapere quello che stiamo facendo”

2005/2006

Leo Club Forlì

 

Io e Mambo ci siamo dati appuntamento di fronte al Museo d’Arte Moderna di Bologna, MamBO, appunto! Era pieno maggio e mentre chiacchieravamo seduti al bar del Museo, sono rimasto immediatamente colpito dalla passione e dalla vivacità del suo sguardo. Per un momento mi è sembrato di parlare con un socio appena uscito dai Leo, la cui strada non ha incrociato la mia che di pochi passi. Era davvero incontenibile quel flusso di parole e ci siamo salutati di fronte la Stazione, mentre stavo per perdere il treno…

 

Dimmi tutto!

Federico Mambelli, classe ’79. Commercialista. All’epoca della mia Presidenza Distrettuale ero praticante commercialista, estremamente impegnato sul versante lavorativo, forse più di oggi, erano anni pieni.

Il Leo Club è stato un’esperienza che mi prendeva a 360°, sulla quale ho scommesso tanto perché ci credevo e continuo a crederci ancora tanto. Sono convinto sia ancora fra i progetti più interessanti del mondo Lions. Preciso che non sono figlio di Lions, né ho parenti nei Club, ma da loro ero amatissimo fintanto che son stato Leo.

Per raccontarti di me nei Leo la prendo un po’ alla larga… Quando ero ai primi anni di esperienza, i Leo erano 90 in tutto il Distretto, concentrati in Romagna (Faenza, Forlì, Ravenna) e Abruzzo (Pescara); in quegli anni veniva fuori un Leo Club L’Aquila che poi si è dimostrato strepitoso. Abbiamo trovato subito una forte sinergia fra Ravenna, Forlì e Pescara… ora tu prova a contare i chilometri che ci separavano: sono più di 300; in mezzo c’erano i club di Ancona e Macerata che dialogavano poco fra loro.

L’idea che ci muoveva era: se vogliamo rimanere uniti, se vogliamo poi che questo progetto distrettuale funzioni, l’entusiasmo che abbiamo fra Ravenna, Forlì e Pescara deve chiudere il buco che c’è nel mezzo. Fu così che nacque nel 2003 il progetto Nazionale, con Francesco Turoni, me, Francesco Zanelli e Anna Marcelletti (all’epoca PastPD)… tornavamo da un incontro multidistrettuale a Gaeta, assieme ai ragazzi di Pescara, e siccome eravamo anche molto amici, ci fermammo a mangiare insieme. Così abbiamo deciso di inventare un Nazionale diverso, a Marcelli di Numana, in una struttura completamente diversa da quella che abitualmente viene scelta: a noi fondamentalmente importava poco della forma, l’importante era la sostanza dei service.

Ci siamo fermati in questa struttura semi fatiscente sul mare, che in 2 anni non ha fatto altro che peggiorare, ma proprio da lì abbiamo tirato fuori un gran Nazionale: tutto era a nostra disposizione per realizzare delle gran feste e cene e open bar! Fra l’altro, uno dei pochissimi Nazionali fra quelli che conosco che siano andati in attivo: 28000 euro, di cui 20000 furoni donati a una Casa per Ragazze Madri nelle colline del forlivese, mentre 8000 andarono al nascente Villaggio di Wolisso.

Oggi penso che gli anni fra il 2003 e 2005 siano stati i migliori per me, dopo si è aperta un’altra fase in cui ho provato a dare il mio contributo , ma mi sentivo già diverso. Anni caratterizzati dall’apertura di tanti club: Ancona, Teramo, Fano, Porto San Giorgio, è stato bello perché tutti contribuivamo per aiutarli a far capire come fare service. Non dovevamo chiedere l’elemosina, ma spiegare un progetto.

L’obiettivo del Nazionale l’abbiamo raggiunto: fare gruppo, così io da PD ho voluto costruire una squadra di gente inesperta, i miei officer erano persone al primo incarico distrettuale. Una cosa molto bella erano quelli che chiamavo i ‘diaconi di circoscrizione’: dei ragazzi giovani ma promettenti, che portavo con me nei tanti eventi delle loro regioni. Tutto questo implicava un gran viaggiare: quell’anno ho fatto 35000 km. Non avevo il becco di un quattrino e tutto quello che guadagnavo lo spendevo in benzina; ebbi anche un piccolo incidente e la macchina fu scassata, quando i soci lo vennero a sapere, ad una cena fecero una colletta per aiutarmi con le spese!

La mia Vice era Gaia e con lei ho condiviso tutto, perché penso che il VPD sia la persona più importante nello staff di un Distretto, una persona a cui dai input ed una di quelle da cui ne ricevi di più.

 

Mi attacco a quello che dici, che mi fa sorridere pensando un po’ al mio Vice, Soufian.

Ebbi un litigio con lui! Sai, era Presidente del Leo Club Forlì e io non avevo più notizie, neanche di quello che facevano… Ma questa è un’altra storia!

 

Io e il mio vice non siamo simili, ma ho sempre creduto in una profonda affinità. Lui spesso riesce a vedere ciò che io non vedo e penso che questo sia vero anche al contrario, anche se lui non amerebbe ammetterlo! Fra l’altro noi abbiamo nel team anche un’altra persona: Martina, che è il II Vice Presidente.

Un’altra persona con qualità diverse, dalle ottime doti umane ma soprattutto organizzative!

Comunque vadano le cose, io a distanza di 12 anni ho buoni rapporti con più della metà del mio Gabinetto Distrettuale. Cerca di portare a casa questo, un rapporto che duri oltre l’esperienza di un anno.

 

Quindi, che tipo di Vice sei stato? Che tipo di Vice hai avuto?

Sono stato un Vice un po’ invadente… era il periodo in cui ero il buffone di corte, il che implicava un’estrema facilità di rapporto con le persone; il mio PD Pierluigi era dotato di un carattere completamente diverso ma complementare.

Lui era sempre presente, ma discreto. Io ero sempre presente, ma molto invadente. Lui faceva riunioni serie, io sbaraccavo dopo. Lui dava l’impostazione, io li motivavo e trovavo la grinta.

Se sei intelligente, devi affidare la parte goliardica a qualcuno, perché è estremamente importante. La situazione che affrontavamo io e Pierluigi non era delle migliori: procedendo nell’entroterra, la gente se ne andava dai loro paesi e quindi dai club: il punto era cercare di regalargli una motivazione per farli tornare, anche se erano lontani dovevano capire che tornando avrebbero trovato un gruppo dove stare bene.

Non si può ragionevolmente chiedere a quei club di fare di più.

Sono stato in conclusione un Vice PD molto esuberante e paradossalmente penso di aver dato molto più in quell’anno che non da PD: l’ultimo trimestre ero esausto.

Il mio Vice era accondiscendente con me, da Presidente lei ha condiviso molto con me, io penso quasi tutto.

Poi verso la fine della mia esperienza da Leo, avendo fatto 4-5 anni in cui ho spinto a mille, sono arrivato senza più benzina, ho ingranato con la professione e ho preferito farmi da parte.

 

Parliamo anche del rapporto che il Vice ha col suo Presidente: io sono stato  spesso accomodante.

Gaia con me.

Per carattere non ho mai voluto puntare i piedi col mio Presidente, ma ora, alla luce del nuovo rapporto che sto creando con Soufian, mi viene da dire che avrei potuto fare meglio.

Ora mi interessa parlare del nostro Nazionale, perché si è svolto pochi giorni fa a Salsomaggiore!

Lo sapevo, è stato il replay del 2002: il mio primo!

 

Ecco al Nazionale eravamo 10 soci, nel Distretto ce ne sono 200. I club sono 18. Ma sai bene che questi numeri non raccontano veramente la realtà di questa associazione.

I numeri dicono poco, bisogna guardare alle realtà locali: prendi ad esempio le Marche. In quella zona d’Italia, i Leo Club durano poco e provo a raccontarti come ho visto che le cose sono andate: abitualmente ci sono grandi gruppi di amici, che lavorano alla grande, mi viene in mente il Leo Club Fano, durato 3 anni, arrivato probabilmente a 80000 euro di service, impiegati per il rifacimento della parte informatica della biblioteca cittadina, l’acquisto di un’ambulanza, l’organizzazione di una grande e magnifica festa di Carnevale.

 

Ok, mi sta bene. Allora prova a descrivermi l’Abruzzo!

Ti racconto la storia di Sulmona. A Sulmona ho incontrato soltanto un vero Leo, Benedetto Zappa; tutti gli altri lo erano solo sulla carta. Fra l’altro fui io a portare la loro Charter, anche se non ero PD e ricordo perfettamente la scena: 18 Persone presenti, molte delle quali con facce improponibili! Quando c’era da organizzare qualcosa, Benedetto aveva tutti gli agganci per aprire tutte le porte: si sarebbe potuto dire che  Benedetto era il club, come spesso capita in quelle zone da ‘one man show’.

Per Sulmona il primo anno fu un flop totale, il secondo decente, il terzo inventarono la cena al buio e quello fu una grande scoperta: il loro vero fiore all’occhiello.

Ma quello non era un club fatto di persone, bensì una persona che si fa club. Ecco il rischio dell’Abruzzo.

 

Proviamo ora a darci un ritmo, con domande più cadenzate. MD: il tuo rapporto coi colleghi, ma anche col PMD Vinelli.

Furono anni bellissimi, facemmo un primo incontro a casa di Vinelli al mare: un vero e proprio Consiglio informale. Tanti i Distretti con cui mi trovavo bene: Benatti e il suo Ta2; il Club di Argenta era terreno di incontro col Tb. Con la Puglia dell’AB io e Barracchia, proponemmo il Tema Operativo Nazionale per AIRC, preso in  considerazione dopo il nostro gemellaggio a L’Aquila, dopo il racconto di Ignazio Anglani, un loro socio che aveva avuto un’esperienza in questo senso… così decidemmo di suggellare il gemellaggio con la proposta di quel TON: un impegno folle, da migliaia e migliaia di euro, assurdo per chi aveva davvero poco sul proprio conto corrente!

 

Parlando di service: uno in particolare che ha segnato il tuo anno da PD e ti ha colpito più di altri.

Un service che mi sarebbe piaciuto portare molto più avanti è quello di Wolisso, si tratta dell’unico service che ho vissuto in maniera defilata.

 

Io son stato a Wolisso. Ho iniziato il mio anno da VPD sentendo di voler fare un’esperienza di reale servizio prima di entrare nella spirale di Charter, Consigli del Multidistretto, formalismi e altro. Non so nei tuoi anni cosa significasse il TOD per il Distretto, ma nel momento in cui si è trattato di candidarne uno, ho pensato di proporne uno che si concluderà con un viaggio in Etiopia.

Penso sia stata una scelta molto valida. In quegli anni noi pativamo molto le fatiche del Nazionale e dei tanti sforzi. Con molto senso pratico, decidemmo di lavorare sul TON, mentre il TOD diventava occasione di divulgazione e sensibilizzazione. I club avevano voglia di capire chi erano – io non so se ho fatto bene o male – ma nel tentativo di far capire chi fossero, invitavo i club a lavorare per la loro città. In quel periodo si puntava molto, moltissimo sulla partecipazione reciproca, cercando di ricambiare il favore.

Spronati dal Club di Ancona, ci dedicammo alla sensibilizzazione sui parchi comunali, che versavano nel degrado… Le Marche erano molto forti, in grado di avanzare belle proposte per il Distretto.

 

In questo momento penso che le Marche siano in grado di sprigionare una grande energia. Sono anni, dall’anno di Gaia, che non esprimiamo un PD marchigiano, mentre ora abbiamo una grandissima persona che sta iniziando proprio da Fabriano il suo percorso distrettuale.

Arriviamo alle domande conclusive. Il motto!

‘Fare e far sapere quello che stiamo facendo’. Era un motto lunghissimo, ma ci insistevo tanto soprattutto perché veniva ignorata la comunicazione!

 

Prova a distillare l’esperienza dei tuoi anni in poche parole.

Presenza, simpatia e leadership. Io non sono un leader, ho imparato sul campo che in realtà sono un ottimo numero 2. Ma i soci, loro hanno bisogno di un leader: il vero leader deve essere anche determinato, scomodo, io ero un più semplice, volevo fare gruppo. Presenza: non puoi criticare da 200 chilometri. Devi dare una giusta indicazione di cosa ogni Club può fare, ma poi lasciarlo fare. Falli divertire, fai loro capire che il tempo che stanno investendo serve per farli crescere. Io ho imparato tanto dai Leo, molto più di quanto non abbia potuto dare in cambio.

 

La cosa che chiedo è una domanda in cambio.

Qual è il brindisi che andrai a proporre ad ogni cena del tuo anno? Perché alla fine di un duro lavoro ci vuole un momento di premio, che per i ragazzi di 20 anni è una bevuta, la semplice convivialità. Pensa a un brindisi che unisca le persone, perché il motto fa tanto, ma pensa anche quale sia il modo per coinvolgere la gente attorno a te.

Sai, abbiamo da poco fatto un corso di formazione tenuto dai Lions e fra i vari giochetti ce n’era uno: che tipo di leader sei? Sono il gioco io sono un relater, vale a dire che ascolto le persone una alla volta, ma con i grandi gruppi sono negato. Al momento non so ancora dirti quale possa essere il brindisi, ma il mio motto posso spenderlo per questa risposta: ‘Insegnami l’arte dei piccoli passi’. La costante in cui credo, è la necessità fondamentale è di costruire le basi dei Club e della propria esperienza di soci, per capire come mai siamo qui dentro; personalmente nei Leo ho trovato tanti motivi per mettermi in gioco.

Colgo dalla tua risposta già il senso di quello che volevo sapere.

A te cosa hanno lasciato i Leo?

In una parola: passione. Passione ed entusiasmo per quello che si sta facendo, oltre a sapere che si è parte di qualcosa di più grande.

Mi hanno lasciato l’amicizia, quella vera delle persone che hanno sudato insieme per qualcosa. Tanti dei ragazzi che ho incrociato li ricontatto io, non mi vengono a cercare: ma l’amicizia è ciò che resta nel profondo.

 

Dopo esserci salutati alla Stazione, salii sul treno e a distanza di alcuni minuti arrivò un ultimo messaggio.

 

Un paio di cose ancora: io ero uno da poche cerimonie, ma ci tenevo sempre ad iniziare ogni momento Leo con le ‘Finalità del Leo Club’: le ricordo ancora perfettamente a memoria ed è stata la seconda cosa che mi è venuta in mente quando ti ho lasciato in stazione. La prima invece è stata quella che nessuno meglio di te probabilmente, caro prossimo direttore d’orchestra, può comprendere a fondo e stimolare negli altri: il Lionismo si sintetizza nel “we serve” ! Il segreto del successo sta nel come saprai far suonare i tuoi Leo in questa sinfonia, il Presidente non suona, ma senza di lui tutti gli altri Maestri suonano scoordinati. Ciascuno ha le proprie caratteristiche e dovrai assicurarti che faccia il possibile. Non far mai dimenticare loro che il motivo profondo per cui si è lì è la voglia di mettersi assieme al servizio puro e disinteressato ( il resto non è da condannare; esiste, ma non è da prendere a paragone). Concludo aggiungendo alla passione ed all’amicizia nella triade perfetta di ciò che è rimasto in me dell’esperienza Leo: il We Serve! Ti sia di augurio e buon auspicio, Buon viaggio, Presidente.