“Servire con passione e con amicizia”

1999-00

Leo Club San Benedetto del Tronto

Tutto è iniziato con lei e un’intervista durante una Distrettuale nell’anno da Vice, consigliato dal mio Presidente Amedeo. Col passare dei mesi abbiamo finito per conoscerci sempre meglio e in Francesca ho trovato una persona con un punto di vista attuale sui Leo. Ogni volta che chiacchieriamo, ho la sensazione che ricordi molto bene le fatiche del suo anno da PD: ‘Dai, ad un certo punto finirà’ mi suggerisce con lo sguardo! In realtà è piuttosto evidente che lei non finirà mai la sua avventura nei Lions, così come non finirà mai di sentirsi Leo nel profondo del cuore.

Dopo aver sentito tanti Presidenti Distrettuali, ritorno finalmente a te che sei stata in realtà la prima che ho avuto modo di intervistare. Parlando con te, non posso non considerare che sei una delle nostre poche PD marchigiane e che ora ho accanto una ragazza (la II VicePresidente) che si prepara a farvi tornare al centro della nostra vita distrettuale… spero che anche lei legga questa intervista e trovi degli spunti interessanti.
La prima domanda è una tua presentazione: chi sei oggi e chi eri quando sei entrata nei Leo?

Cominciamo subito dicendo una cosa: io sono Lions oggi perché sono stata Leo; questo lo sanno tutti coloro che mi conoscono. Sono entrata nell’associazione nel 1991, avevo appena 14 anni e sono rimasta nell’associazione finché ho potuto, a tanti livelli. Quello che ho intrapreso è stato fin dal primo momento un percorso di formazione per proseguire il mio percorso nel mondo Lions; considera che oggi c’è una grande novità: basta aver compiuto la maggiore età per essere Lions, mentre ai miei tempi bisognava aver raggiunto i 30 anni. Credo che questo avvicini i 2 percorsi, anzi a mio parere dovrebbe farne intravedere con molta chiarezza il naturale collegamento. Certo oggi non possiamo ignorare il gap generazionale, ma non bisogna sottovalutare la possibilità di imparare reciprocamente e riavvicinare finalmente Leo e Lions.
Se sono chi sono oggi lo devo ai miei anni di formazione nei Leo insieme a tanti Lions e ragazzi che come me riconoscevano l’obiettivo di vivere serenamente la dimensione di Club e dopo anche ‘uscirne fuori’. Considera che ai miei tempi era più difficile stringere questo tipo di relazioni, internet era ancora nell’aria e allora nascevano i primi cellulari: forse quella era anche una spinta maggiore a fare Club ed uscire fuori, per conoscersi e raccontarsi. Nei pochi anni che passai fuori dall’associazione, ho consolidato la mia carriera lavorativa e infine sono rientrata nei Lions: a mia madre prese un colpo!
Oggi per me esiste il mio lavoro e poi ci sono i Lions, che sono la mia famiglia.

Raccontami anche della tua carriera lavorativa.

Ho iniziato lavorando nel mondo della moda, anche con Miss Italia e poi seguendo alcune grandi aziende. Il mio grande amore per il cinema mi ha permesso di specializzarmi in comunicazione e portato poi nel mondo della produzione e postproduzione video. Oggi gestisco una Fondazione che è fra le prime in Italia per quanto riguarda il cinema documentario.

Visto che ci conosciamo, mi permetto di chiederti: pensi esista un collegamento fra l’esperienza che viviamo nei Club service e la personale predisposizione all’organizzazione di eventi? Mi spiego meglio: pensi che l’esperienza nei Leo abbia fatto luce sul tuo percorso personale in qualche modo?

Ti dico solo che fin da giovanissima iniziai organizzando eventi multidistrettuali: questo mi aiutò a capire cosa avrei voluto fare. Nell’elaborazione di un pensiero lavorativo e nella vita matura, ho imparato l’importanza e la bellezza del lavoro di squadra che avevo sperimentato nei Leo e poi li ho riportati indietro nel percorso da Lions.

Sei entrata nei Leo a 14 anni, come li hai conosciuti?

A San Benedetto si era costituito l’anno prima un Leo Club e uno dei fondatori del Lions sponsor era grande amico di mio padre. Eravamo un grande gruppo di ragazzi, arrivammo a 28! Alfredo, tu non puoi sapere quanto ci siamo divertiti. Ti dico, quello fu uno dei periodi più belli della mia vita, feci tante cose belle e trovai delle care amicizie.

La prima cosa di cui mi sono accorto in questo Distretto era che forse i legami di amicizia erano basati su delle basi poco solide, che erano slegate dall’operatività. Parlando con voi soci del passato, mi rendo conto che tutti partivate dal Club e lì era la vostra serenità, non la cercavate nel Distretto… quella forse era una conseguenza.

Anche nei Lions considero il mio Club, San Benedetto, una casa: qui sono nata e mi sono fortificata; dal Club parte la spinta propulsiva, il senso di appartenenza nasce necessariamente dal proprio territorio. Riguardo la dimensione distrettuale, pensa che il Lionismo è una questione di umana coralità: la vera sfida è saper condividere i progetti, tenendo comunque conto che le relazioni umane sono tanto un punto di forza, quanto il nostro tallone d’Achille.
Penso che conoscere la nostra associazione nella sua pluralità sia fondamentale, capirne il passato è importante, ma per poi adattarsi ai tempi.

Su questo non so se i Leo hanno recepito il messaggio: noto che col passare del tempo non riusciamo ad essere attrattivi. Sembriamo non accorgerci che i Club hanno sempre meno aderenza sul presente.

Consentimi di dire che quando in Gabinetto sento le bellissime proposte che vengono da te o da Stelio, non posso fare a meno di immaginare una reale applicazione nei Club. Io vedo grande difficoltà a mantenere i Club Lions, come potrebbe allora esserci un reale impegno verso i Club Leo? Non può esistere un buon Leo Club senza lavoro di squadra coi propri Lions.

Torniamo nel seminato e raccontami ancora del tuo Club.

Ricorderò sempre 3 Pasque consecutive trascorse con casa piena di bonsai e mio padre afflitto per la presenza: per ben 2 volte ci colse una pioggia assurda, addirittura la grandine e noi cercammo di riparare le piantine coi nostri corpi!
Poi c’erano i meeting Lions, dove ci presentavamo sempre in massa. Ci mettevamo da parte, ridendo e scherzando su tutto, ma con molto affetto. Pensa che il mio Leo Advisor è ancora nel mio Lions Club e io lo chiamo Maestro. Le nostre riunioni erano pianificate nel dettaglio e restava sempre una mezzora per ridere insieme.

Se questa è stata la tua vita all’interno del Club, come è venuta l’idea di entrare nel Distretto?

Eravamo soliti fare rete coi Club del circondario: Fermo-Porto San Giorgio e Ascoli, ad esempio. Feci la Presidente di Circoscrizione, ma poi iniziai a viaggiare, spinta dal desiderio di rincontrare i tanti amici che avevo accumulato. Con Giulia Ciardi feci la Segretaria Distrettuale, così mi candidai (all’epoca non c’erano i Vice) e venni votata.

Raccontami del tuo anno da PD. Eri una studentessa, cosa facevi?

Ero studentessa, ma per me viaggiare era normale. Segretario e Tesoriere li scelsi del mio Club, nel tentativo di non dover essere sempre da sola, ma il risultato fu che passai un anno girando come una trottola, sempre da sola… ricordo una Distrettuale sulla neve (che noi facevamo a Roccaraso) in cui attraversai in macchina una bufera di neve.
Ho viaggiato tanto, era bello ascoltare Club numerosi (con almeno 20-22 soci), conoscere le storie di tutti e le loro vite. Avevamo qualche Club in difficoltà, dove Presidente e Segretario cercavano comunque di portare avanti le cose, il tentativo era di non farli sentire soli.

Il rapporto coi Lions come lo racconteresti? Qual era la considerazione reciproca?

Penso di aver vissuto un periodo molto fortunato, in cui i Lions venivano molto seguiti perché dovevano essere formati ed il rapporto coi Leo era molto serio, di grande considerazione reciproca.
Se penso anche alle cose che come Club mettevamo in atto, c’era molta cura, la nostra formazione era molto seguita perché con molta chiarezza si affermava che eravamo i futuri Lions. Il mio Governatore fu Eolo Ruta, una persona straordinaria, ricordo che ad un incontro arrivai tardi di 10 o 15 minuti, ma fu molto rigido, severo. Nonostante la giovane età non ero scusata, perché io ero a rappresentare tutti i soci che mi avevano dato fiducia.

Da quando sono Leo ho percepito una decisa lontananza con i Lions: penso che si sia considerata l’indipendenza dai Lions come un elemento di identità per i Leo. Invece ultimamente ho vissuto diverse esperienze che mi hanno dimostrato la profondità e la bellezza di un possibile dialogo.

Penso ad un nostro comune amico, un bravo Lions: io non credo ti abbia mai trattato come un ragazzino, ma sempre con pari dignità di Lions e come sai io penso si debba recuperare la dignità dei Leo, ai miei tempi non eravamo considerati giovani inesperti, né tantomeno la manovalanza. Qualcuno mi ha detto che dovrei spogliarmi del mio leoismo, ma la realtà è che se mi sono formata al mondo Lions è solo grazie ai Leo e alla considerazione di validi interlocutori di cui godevano.

Nel futuro del nostro Distretto ci sono ragazzi che amano i Lions e vogliono avere un buon rapporto, portandoci sul giusto terreno della condivisione.

Quando ti parlavo di progettualità… Penso proprio che il lavoro in sinergia coi Lions porterà anche alla ricostituzione di alcuni Leo Club e al miglioramento dei tanti in difficoltà.

Parlami della tua giornata tipo da PD.

Ero all’Università di Macerata e finii per frequentare sempre i Club della città. Da Presidente il mio pallino erano i soldi: costantemente verificavo la copertura economica per i progetti, considerate le nostre esigue finanze. I giorni passavano al telefono, spesso al cellulare (ma immagina con che tariffe!). Infine, il ricordo è quello del calendario sempre in mano, per cercare di sistemare tutto ed essere sempre partecipe.

Vedo che ancora oggi non ti è passato il vizio di viaggiare attraverso il Distretto! Raccontami com’era.

Se penso al nostro Distretto, mi viene in mente un arcobaleno di personalità, di mentalità e di culture. Penso a un grande legame col territorio da parte di ogni Club e contatti stretti fra persone diverse: questo portava ad un grande arricchimento umano. In questa varietà, ho visto tante amicizie, amori iniziare e finire, cuori infranti!

Abbiamo parlato anche del Multidistretto, come si lavorava?

Noi ci incontrammo 4 volte in giro per l’Italia, tanto che finii per arrivare anche ad Alghero per un evento Multidistrettuale. Avevo legato tanto con il Presidente del Ta1, con i Lombardi e mantenevo un gran legame con la Puglia: erano passati pochi anni dalla separazione del Distretto e ci sentivamo ancora legati. M anche altri colleghi! c’era il PD della Toscana che mi chiamava 80 volte al giorno, innamorato della mia Cerimoniera (all’epoca fidanzatissima). Come Presidente Distrettuale ebbi la soddisfazione di vedere votato il nostro TON a favore di Miloud Oukili ed i ragazzi rumeni che vivevano nelle fogne.

Una cosa che mi incuriosisce sapere è cosa hai fatto dopo aver finito giovanissima di guidare il nostro Distretto.

Ho imparato una cosa fin da giovane: il mio unico ruolo è quello di socio. Ho sempre cercato di lavorare tanto per il mio Club, dando una mano a tutti coloro che avevano bisogno di qualcosa. Non finisce un lavoro così… è bello diventare un punto di riferimento per qualcuno, anche per un semplice consiglio. Se ami l’associazione, ti viene naturale agire in questo modo e scopri di avere a disposizione molto più di un anno.

Tu non sai, ma io sono un grandissimo fan del tuo anno da Presidente: il service del San Benedetto Host che vi ha portato a realizzare più di 54 orti per anziani. Penso sia fra le cose più belle che la nostra associazione possa fare.

Quegli orti sono vicini al mio ufficio, quindi ogni tanto passo a salutare. Qualcuno ancora mi riconosce e mi confida che abbia restituito loro un pezzo importante della loro quotidianità. Fu un service frutto di tanti anni e il mio Club mi diede il grande privilegio di poterlo inaugurare.

Quale pensi possa essere la chiave per progettare qualcosa di efficace, che possa lasciare il segno?

Devi sapere che cosa fare, avere ascoltato il territorio e prodotto un piano di fattibilità. Seleziona una squadra vincente, gente operativa, che si prende un incarico e lo porta avanti. Che siano simpatici o antipatici, vogliamo solo che facciano del grande lavoro!

Salutiamoci con una domanda.

Quanto ti senti Lions?

Cerco di dirlo con estrema sintesi: mi sento 100 % Lions se penso all’etica, perché di quel testo mi sono davvero innamorato, raccoglie alcuni di quei principi che sarebbe davvero bello applicare ogni giorno. Mi sento un po’ meno Lions se penso ai modi di fare e al momento preferisco la nostra libertà. Suppongo che forse anche questo cambierà.

Guarda, l’esperienza fa la differenza. Hai delle basi fortissime e presto sarai un vero Lions: ricordati solo che il passaggio non sarà indolore!