Partecipare a una Convention potenzia lo spirito lionistico presente in ciascuno di noi, la voglia frenetica di seguire il nostro motto “we serve” e di agire, al tal punto che una volta terminati i lavori ci si sente quasi in astinenza.
Il vento di multiculturalità e plurilinguismo ti travolge come la Bora a Trieste, ma sa essere piacevole e stimolante; lo scambio di opinioni, suggerimenti (e spille) è uno dei tanti motivi per cui un evento del genere rimarrà sempre scolpito nella mente e nel cuore di ogni Lions e Leo.
Colpisce soprattutto la possibilità di fare service tra soci di nazionalità diverse, come è successo ad esempio alle Special Olympics, un modo perfetto per iniziare la 102ª Convention internazionale tenutasi a Milano. Grazie agli atleti speciali sono convinta che siamo tutti usciti con qualcosa in più dentro di noi, una volta concluso il torneo di bocce.
In particolar modo è da ricordare il motto stesso delle Special Olympics, fonte di ispirazione immensa: che io possa vincere, ma se io non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze.
Il gruppo di volontari aveva compiti in vari settori e situazioni diverse all’interno della Convention, in modo tale da garantire, insieme al comitato organizzatore, un’esperienza indimenticabile a più di 30.000 Lions. Allo stesso modo, essere volontari vuol dire anche vivere fino in fondo il bello del backstage e degli allestimenti, come ad esempio quelli per la parata svoltasi sabato 6 luglio.
Sicuramente era il giorno più atteso da tutti e mano a mano che arrivavano le varie delegazioni diventava sempre più chiaro il perché, soltanto percependo la gioia dei partecipanti e osservando la cura per i dettagli nei costumi che dovevano rappresentare culture e tradizioni da tutto il mondo.
L’esperienza della parata delle nazioni vissuta dal punto di vista di chi aveva anche una delegazione da guidare è stata indimenticabile, specialmente perché lo spirito di fratellanza e cooperazione tra i Lions di tutto il mondo era tangibile e tutto ciò ha dato un valore alla fatica e alla stanchezza.
Ogni delegazione attraversava un percorso unico nel suo genere, passando per il centro di Milano partendo da porta Venezia e con arrivo davanti al Duomo, una cartolina difficile da dimenticare.
Chiusa la parata con la delegazione del Multidistretto 108 ITALY (Leo e Lions), con i volontari e i cani guida, l’ultimo appuntamento della giornata lionistica è stato lo spettacolo internazionale “that’s Italia” presso l’immensa sala Hall 3 del MiCo. Con musica folk, classica alcune regioni italiane (Sardegna, Sicilia, Puglia e Lombardia) hanno animato il mondo Lions presente con musica tipica della loro tradizione.
Un momento della Convention molto sentito senza dubbio è stata la sessione plenaria di apertura domenica 7, dove l’ormai past Presidente Internazionale Gudrun Yngvadottir ha tenuto un discorso di riepilogo del suo anno, auspicando che si continui per la strada dell’inclusione e dell’ascolto, particolarmente nei confronti di donne e giovani, andando sempre oltre l’orizzonte. A conclusione dell’evento molti Leo e volontari hanno avuto l’onore di rappresentare un paese alla sfilata delle bandiere, uno dei momenti più belli delle Convention.
Personalmente l’insieme di emozioni provate durante i giorni con il giubbino rosso dei volontari e da semplice congressista sono troppe da mettere per iscritto.
Poter parlare e ascoltare lingue diverse, incontrare persone con il sorriso in faccia perché erano lì, le miriadi di selfie, le spillette e i gadget regalati, la vendita di Play Different in un contesto internazionale, gli ospiti d’onore (tra cui Tony Blair e il Premio Nobel per la Pace Dott. Denis Mukwege) e miliardi di altri dettagli hanno reso la prima Convention internazionale dell’Italia (e mia) un evento unico nel suo genere, la cui potenza ha travolto tutti e ci ha resi orgogliosi di essere Leo e Lions.

Elena Cecconi