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“Progetto Leo WWW – Who? Where? Why?”

2003/2004

Leo Club Faenza

 

Kim è oggi Presidente del suo Lions Club padrino, con il Leo Club Faenza ancora attivo. Nell’incontrarlo cerco di capire cosa si provi nel seguire da vicino quello che per diversi anni fu il proprio baricentro associativo e scopro in lui un grande rispetto per l’autonomia del suo Club e al contempo il desiderio di aiutare. Che la vera essenza del rapporto Leo-Lions sia proprio da ricercarsi nei Leo diventati Lions?

 

Le domande stanno finendo per standardizzarsi, ma in questo caso ho la fortuna di parlare con un Presidente di Lions Club, che sponsorizza quello stesso Leo Club a cui apparteneva.

Caso abbastanza raro, non penso nel Distretto abbiamo molti altri Presidenti Distrettuali che abbiano anche fatto i Presidenti di Club Lions.

 

Allora forse qualcosa in questa conversazione sarà unico. Raccontami di te, oggi.

Ho 40 anni e un figlio di 11. Sono il responsabile commerciale di un’azienda che tratta sale; la mia passione è la corsa, infatti mi capita di fare anche maratone. Questo è un piccolo specchio di ciò che faccio oggi.

Dopo il Leo non ho mai abbandonato il percorso e appena uscito, avrò avuto 28 anni, sono entrato nel Lions… penso di essere stato fra i più giovani all’epoca. Il mio padrino fu Enrico Corsi, oltre a quello che avevo scelto nel Faenza Host.

 

Quell’anno Enrico era governatore e il Distretto preparava un Nazionale, di cui magari parleremo. Torniamo un passo indietro: se dovessimo fare un ritratto di Kim appena entrato nel Club?

Ero uno studente universitario, entrato per via della mia amica Anna Ciaschini, la quale a sua volta aveva conosciuto i Leo tramite amici di Pesaro e Milano. Si era avvicinata al Club di Faenza che in quell’epoca era in grosse difficoltà, diciamo che la ristrutturazione era vicina. Fu così che l’allora Presidente del Club Monica Martinengo ci invitò ad una cena di soci, dove fra gli altri vennero anche dei soci del Distretto: Francesca Romana Vagnoni, ma anche Piergiorgio Del Moro; dopo la cena, finalmente decidemmo di entrare in 4 o 5 soci. Fu allora che Iniziò un periodo fortunato, di grande attività.

Ero affascinato dall’idea che si potessero fare iniziative di un certo tipo, senza dimenticare il discorso goliardico e finimmo col diventare un tale gruppo di amici per cui ci vedevamo anche fuori.

Cosa accadde poi? In occasione di una Distrettuale che si svolgeva a Senigallia, mancavano le candidature e venni coinvolto in questo modo.

 

Bello sapere che questa cosa accade da sempre!

In effetti ci rendiamo conto di quale difficoltà possa essere per un ragazzo oggi, infatti; un sacrificio personale non indifferente… Anche perché sai di non essere completamente aiutato, nei Club sono in pochi a sentire fino in fondo la responsabilità.

 

Diciamo qualcosa del tuo anno da Presidente Distrettuale. La tua giornata tipo.

Io all’epoca già lavoravo, si trattava di incastrare varie cose, ma fortunatamente nel mio anno avevo 2 persone bravissime accanto: Federico Mambelli come Segretario e Luca Dal Prato come Tesoriere. Erano persone che credevano e credono moltissimo nei valori Leo e Lions.

 

Due persone diametralmente opposte.

L’uno era goliardico l’altro preciso, quadrato!

 

E tu dove ti collocavi in queste 2 misure?

In un giusto mezzo! Dipendeva dai casi.

 

Come era strutturato il nostro Distretto: energie e Club.

Io ricordo l’ottimo zoccolo duro della Romagna e poi l’Abruzzo. Nelle Marche c’erano pochi Club, penso che fosse la regione dove ce n’erano di meno.

 

Se ti dovessi fare adesso una descrizione di come sono le cose adesso: la Romagna è si sta ristrutturando, mentre le Marche sono una bella forza trainante, l’Abruzzo e il Molise in qualche modo tengono vela. Questa una geografia del Distretto, impietosa ma sintetica!

Faenza, Ravenna e Forlì erano Club forti, penso che arrivassimo a più di 50 soci. Rischio di sbagliare, ma penso che in tutto il Distretto fossimo circa 120 soci, tant’è che fu avviato il progetto LEO WWW – Who? Where? Why? che aveva lo scopo di far conoscere il Leo al di fuori del progetto lionistico per trovare nuovi soci: in parte funzionò a dare un po’ di slancio e di vitalità.

Tant’è che poi nacque da questo desiderio e da alcuni soci (Marcelletti, Turoni, Mambelli) l’idea del Nazionale, proprio per ridare slancio al Distretto che perdeva grip. Da quello che mi risulta ha funzionato.

 

Presidente Multidistrettuale: Ilaria Blangetti ? Cosa ricordi?

Io ricordo un rapporto meraviglioso. Nel Multidistretto si viveva ai massimi termini la dimensione goliardica. Un grande rapporto con i Distretti della Sicilia, del Veneto e della Campania, ma con la stessa Blangetti che fu in grado di creare una grande squadrea.

 

Da un punto di vista dei service del nostro distretto che ricordi… In tanti mi hanno raccontato della guida sicura a Faenza!

A Faenza per tanti anni abbiamo fatto un service basato sulla la Guida Sicura, ideato e voluto fortemente da un nostro socio, Matteo Leoni, che opera tuttora nel mondo dell’auto.

In questo progetto aveva coinvolto tutta la cittadinanza, in particolare i neopatentati. Lui metteva a disposizione le macchine (modificate!) e faceva venire la scuola dei piloti della Opel Italia. Prima della pratica entravamo nelle scuole coi vigili urbani per una lezione teorica, poi si passava al pratico, coi piloti e le persone. Guidavano queste macchine prima col sistema ABS, poi senza e a fine giornata le macchine erano praticamente distrutte. È stata una delle cose belle che abbiamo portato avanti per vari anni. Era il service principale.

Sempre in quegli anni facevamo la festa di Inizio Estate, collaborando con Rotaract e Roundtable, dove venivano anche 200 persone. Ora che ci penso, dovremmo riprendere a fare delle iniziative di service insieme.

Ma in generale noto che è venuto un pochino a mancare quel rapporto di amicizia personale fra i vari presidenti che spingeva i Club a collaborare e a conoscersi.

 

Perché forse erano in grado di vivere e trasmettere la parte più goliardica dell’associazione…

Certamente.

 

Ti dico che forse adesso si mette l’accento (e non mi escludo!) su un aspetto di concentrazione sul service, alle volte direi ‘francescano’.

Secondo me quello che sta un pochino rovinando i Leo e i Lions è il voler tagliare a tutti i costi i fronzoli e gli orpelli: a lungo andare si va ad uccidere il vero spirito di Leo e Lions. Secondo me chi si avvicina vuole fare un discorso di amicizia e service di un certo tipo, perché ai giovani interessa meno un approccio di service puro. Ci vuole goliardia.

 

Anch’io cerco di far vedere il paradosso che in fondo viviamo, fra Club service. Club implica essere formali e organizzati, mentre service vuol dire tensione verso il prossimo. Ma la cosa che noto è che non riusciamo a trovare una quadratura per unire i Club e le regioni.

All’epoca s’erano scelti qui nella zona della Romagna alcuni cicli, in particolare: bacco, tabacco e venere. Noi del Faenza abbiamo fatto a Dozza all’Enoteca Regionale ‘Bacco’; mentre a Forlì sviluppò ‘Venere’; Ravenna fece ‘Tabacco’ col Pipa Club.

 

Noi ci abbiamo provato con alcuni incontri, ma in qualche modo hanno funzionato pochissimo.

Dev’esserci qualcosa che tenga un filo comune! Il mio è stato un anno un pochino particolare, abbiamo voluto dedicarci a delle attività per ridare consistenza all’attività dei Club: ha funzionato.

 

In qualche modo – nonostante tu abbia fatto l’esperienza già da lavoratore, persona adulta – c’è qualcosa che hai imparato facendo il Presidente Distrettuale?

Per riuscire a portarci a casa il nazionale: la “politica”! Dover ragionare con gli altri presidenti del distretto perché potessimo portare a casa i voti fu un’esperienza formativa, un primo contatto con queste dinamiche.

 

L’ultima domanda che faccio a tutti quanti. Il mio motto ‘Insegnami l’arte dei piccoli passi’ sarà il titolo del libricino, guardando a voi e quando le cose forse andavano meglio.

La cosa che chiedo sempre è se c’è qualcosa che vuoi sapere da me.

Domanda ad ampio spettro: la cosa che mi farebbe piacere sapere è lo stato di salute dal Distretto Leo.

 

Ho vissuto un periodo di contraddizione rispetto al passato recente. Siamo 199 soci. 2 Club chiusi in inizio d’anno. Ho visto tante cose per cui mi sembrava ci fossimo isolati fin troppo dai Lions.

Anche i Lions hanno difficoltà a svecchiarsi, anche noi ci stiamo lavorando. Il problema è riuscire a convincere i Leo a partecipare di più alla vita distrettuale Lions.

 

Un Distretto che non è messo male, ma con dei grandi margini di azione; abbiamo un distretto giovanissimo e questo significa che non c’era pratica ed esperienza. Nel mondo Lions ho trovato un modo di ragionare molto interessante. Io spero soltanto di creare del contraddittorio, delle persone per cui rimanere come consigliere, ma non più come forza lavorativa su cui fare affidamento a livello di energie.

L’importante è riuscire a dare una prospettiva e della continuità.