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“Energie e idee per servire”

1996-97

Leo Club Urbino Montefeltro

Io e Laurent abbiamo iniziato l’intervista per telefono, ma ci sono volute diverse chiamate per arrivare a conclusione. Nel suo modo di parlare, davvero rapido e con una cadenza particolarissima, ho trovato il desiderio di ricordare con autentica passione i suoi anni da Leo. Ho trovato una persona romantica, con cui parlare più del passare del tempo che non dei cambiamenti di un’associazione.

Confesso che sentire te che sei proprio il primo mi disorienta un po’… fra l’altro non ci siamo mai incontrati e questo rende la mia operazione di memoria ancora più emozionante. Provo ad attenermi alla traccia e inizio chiedendoti di raccontare qualcosa di te.

Sono Laurent Casadei e nella vita mi occupo di fiscalità italiana ed internazionale. Sono di madrelingua francese, amo viaggiare. Dal 12 giugno 1998, quasi 20 anni, sono anche Lions, faccio parte del Club di Riccione! Una parte della mia giovinezza l’ho anche dedicata alla musica, suonando il violino.

Sono felice di saperlo, visto che la musica è parte essenziale anche della mia vita! Ma torniamo a parlare di Leo… Sei di Riccione, ma so che eri socio del Leo Club Urbino-Montefeltro. Come mai?

C’è da dire che per me l’esperienza Leo nasce grazie ad alcuni amici. Ho iniziato partecipando ad alcuni eventi, ruotavo fra Pesaro, Rimini e Urbino, i vari Club della zona mi chiedevano di entrare; alla fine un po’ per caso ho scelto Urbino, che era territorio neutrale! Sta di fatto che i miei amici erano sparsi un po’ per tutti i Club della zona. Avevo 25 anni e mi ero già laureato a Bologna, ero all’inizio della mia carriera lavorativa, con tante cose da fare.

Il tuo è stato il primo anno del Distretto dopo la separazione. Fino a quel momento eravamo conosciuti come il ‘Distretto Azzurro’, un’infilata di Club che andava da Imola a Lecce, una realtà territoriale enorme. Invece dal 1996 è nato anche il Distretto AB e sotto la A son rimasti ‘solo’ Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. Cosa è cambiato?

La separazione ha riunito Clubs dalle caratteristiche più omogenee.
Le iniziative nascevano da gruppi di amici e si diffondevano in modo informale ma efficace; eravamo meno cerimoniosi rispetto ai nostri coetanei di altri Distretti. Ciò non toglie che con la separazione si siano allentati i legami e purtroppo perse alcune amicizie!
Prima della divisione, il Distretto 108 era talmente esteso che avere incarichi distrettuali significava svolgerli come un vero e proprio mestiere: prova a pensare solo agli spostamenti per le Charter! Immagina il lavoro del Segretario.

Oggi sembra impossibile amministrare un Distretto senza le mail, senza la rapidità dei messaggi o la diffusione di Facebook.

Se ci ripenso non so proprio come potevamo fare. Eppure tutto funzionava: usavamo le lettere, ma anche il fax. Era un tempo in cui si rifletteva forse di più su cosa si stava facendo, c’era più tempo per ragionare, per fermarsi a riflettere, ma anche per assaporare e saper attendere. Comunque cercavo almeno di essere ironico quando scrivevo le lettere, cosa che facevo anche in macchina mentre viaggiavo. In effetti quando sei giovane riesci a combinare l’impossibile, sei pieno di energie. D’altra parte oggi penso anche che quello fosse un periodo in cui ci si prendeva più tempo, eravamo rapidi ma riuscivamo ad apprezzare questi gesti. Oggi avresti la possibilità di mandare lettere ai tuoi soci?

Come sei diventando Presidente Distrettuale in un momento come quello di cui stiamo parlando? Insomma, da una parte si stava creando una diversa organizzazione territoriale e le persone su cui potevi contare si sono praticamente dimezzate.

Ti dirò che la mia elezione è avvenuta con tanta spontaneità, è nata da un sentimento di amicizia e stima che mi legava agli amici/soci, che un po’ per acclamazione hanno deciso che sarei stato io a ricoprire l’incarico in questo momento di passaggio. Ho cercato di non “burocratizzare” le attività del Distretto e dei Clubs e di centrare gli obiettivi mantenendo la leggerezza, lo spirito e l’energia che c’è in quella età … senza trascurare gli impegni ed ai service!

In effetti la vedo dura! Cosa ricordi invece della macchina ancora più grande, del Multidistretto?

Mentre il Distretto era fatto di persone conosciute, dove si riuscivano a mettere al centro i rapporti fra le persone, il Multidistretto aveva qualcosa in più a che fare con la “politica”. Lo dico in un senso positivo, perché era molto allenante nei rapporti con le persone, anche in un’ottica adulta. Ma proprio per questo era facile si presentasse dell’ambizione personale. Quando c’è un gruppo tanto grande, si finisce anche per essere dispersivi e realizzare meno per la difficoltà di trovare consenso sui progetti… talvolta si respirava aria competizione e di… baruffa!

Parlando di service, quali ricordi in particolare?

Il service per il Libro Parlato era una bomba. Immagina: qualcuno donava la propria voce e il proprio tempo per mettersi al servizio degli altri.
Puntavo molto sul service nel mio anno da Presidente.

Raccontami cosa accadeva a livello di associazione o di Distretto in quegli anni.

Ho avvertito distintamente un movimento per cui stavamo perdendo adesione alla realtà. Le associazioni si stavano moltiplicando e noi continuavamo ad essere piuttosto esclusivi. In questo modo le nostre energie venivano disperse.
Sai, penso che rispondiamo molto ad un andamento ciclico: ad ogni Club o associazione puoi associare un ciclo di vita, che fa un po’ parte del nostro modo di essere. Questo andamento ciclico c’è sempre stato e dipende da fattori esogeni ed endogeni. Dopo alcuni anni lo notai particolarmente.
Oggi le possibilità in termini di tempo e finanze personali sono molto diverse. I richiami dall’esterno e le opportunità si sono moltiplicate; il tempo disponibile si è ristretto… questo sta portando ad una proliferazione di opportunità ma ad una dispersione di energie. Questo fenomeno aveva preso piede proprio in quegli anni; paradossalmente le associazioni iniziavano ad essere tante e questo cominciava a metterci in in difficoltà.

Per far funzionare questa macchina, immagino tu abbia dovuto viaggiare tanto. Come facevi?

Non mi muovevo assecondando un impulso, cercavo di studiare molto le cose e di programmare l’attività ed i miei stessi spostamenti. Erano anni in cui studiavo e lavoravo, quindi serviva metodo. Per questo cercavo sempre di combinare tante cose, per essere presente, ma considerando le mie possibilità ed energie personali.

Qualche parola sul rapporto che intrattenevi coi Lions.

Parliamo dei “Lions” quelli che vivono e sentono nel profondo l’Associazione. Mi è capitato di incontrare persone che hanno dimostrato tanto affetto e vicinanza ai giovani e grandi Lions che mi hanno messo sotto la loro ala per cercare di guidarmi: è stato un momento confortante. Come in tutti i “gruppi” ci sono persone estremamente coerenti e fattive con cui è bello avere un rapporto; altri più prolissi o concentrati su di sé e quindi meno disposti ad ascoltare.
Io, cercavo di propormi rimanendo me stesso; anche durante gli incontri ed i Congressi. Ne ricordo uno ad Ancona in cui, sempre rispettosamente, feci un intervento con l’ironia che amavo utilizzare: in molti, dei Grandi, apprezzarono !. Alla fine si tratta di avere un rapporto umano concreto.

Anche con i nostri soci?

Certamente! Come in una classe, non ci sono tanto i ruoli (nel nostro caso: Presidente, Segretario e così via) ma piuttosto i soggetti, le persone: il buono, il brutto, il cattivo, il timido… Io cercavo di essere chiaro ed onesto, anche perché poi si rischia di dimenticare le cose (o le bugie) che non si pensano veramente!

Beh, con tutti gli impegni e le cose a cui pensare, cercare di tenere a mente le bugie non è facile! Spiegami il tuo motto.

‘Energie ed Idee per Servire’. Avevo ragionato su quello che noi potevamo essere e dare all’associazione e, a quell’età, ci sono tante “Energie ed Idee”.
Nei rapporti con lo “scopo”… non sono mai stato un ortodosso del service Leo; ho sempre pensato che l’associazionismo soddisfi ed alimenti anche i nostri bisogni: quello di amicizia, ma anche una sete interiore di conoscenza e di concretezza nel fare vedere agli altri di cosa siamo capaci.
In ogni caso eravamo ragazzi giovani e non poteva mancare la parte del divertimento, dell’energia appunto.
La vita attiva nel Club poteva quindi soddisfare desideri propri aiutando gli altri.

Che cosa ti è rimasto di quegli anni?

Tanta nostalgia.

E non ti viene mai da dire ‘Chi me l’ha fatto fare?’

A volte quando ti senti stanco, ti sembra di essere come i cavallini sulle giostre: ruoti in tondo e probabilmente senti che non vai da nessuna parte. Proprio in quel momento devi convincere gli altri ad aiutarti, perché non puoi sentirti solo in quello che fai… vorrebbe dire che non lo stai facendo bene.

Arrivati alla fine della nostra intervista, i ruoli si invertono: c’è una domanda che vuoi fare tu a me?

Come sei diventato un Leo?

Il motivo ha un nome e cognome. Il mio migliore amico del liceo (fortunatamente lo è ancora oggi) stava per diventare Vice Presidente del Leo Club Pescara. Mi chiese di provarci, di vedere se poteva interessarmi. Io ho accettato, ma non mai sentito chiamato in causa finché non è arrivato lui alla presidenza. Ho dei bellissimi ricordi di quell’anno, in cui insieme pensavamo e realizzavamo i nostri primi service. Da lì finalmente son diventato un Leo, almeno spero.

Son contento, perché la tua esperienza nasce per un’amicizia, un po’ come la mia, ed è qualcosa di bello e positivo. Ti faccio l’augurio di portare un po’ della tua musica e armonia anche nel nostro Distretto.