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2000-01

Leo Club Rimini Rubicone

 

Quella con Marco è stata fra le chiamate più divertenti che mi sia capitato di fare in quest’occasione. Il suo è lo spirito di un trascinatore, una persona con un grande cuore e – per sua fortuna – nel pieno della costruzione di una bella famiglia. Confesso che parlando con lui è stato forte il desiderio di veder rivivere il Leo Club Rimini!

 

Ciao Marco, è un buon momento per quest’intervista?

Non è mai un buon momento!

 

E per fare il PD c’è un buon momento?

Per me è stata un’esperienza bellissima, ma quasi non ho fatto altro per un anno!

 

Già questa mi sembra una bella presentazione. Ma a questo punto puoi dirci un po’ chi sei.

Marco Mataloni, abruzzese d’origine, romagnolo d’adozione. Tanti anni di studio trascorsi a Bologna, per laurearmi in Economia e Commercio.

L’esperienza Leo – bellissima – è iniziata per i soliti amici che t’invitano a provare ed è diventata una parte importante di quegli anni.

Ero titolare di sale scommesse, ma ora lavoro per la multinazionale a cui ho venduto la mia attività. Mi sono spostato nel 2013 e da pochissimo ho avuto un magnifico bambino. Eccomi qui.

 

Leo Club Rimini, un Club che purtroppo non esiste più e forse rappresenta un buco significativo nella mappa del Distretto. Come l’avremmo visto invece quando tu ne sei entrato a far parte?

Il Club esisteva da anni con un passato glorioso, fatto da tanti soggetti validi, molto volenterosi e che si davano da fare. Sai, alla fine non c’è stato il ricambio generazionale che in ogni modo avremmo voluto avere. Ce l’abbiamo messa tutta, ma il Club andava scemando piano piano! Forse si trattava di una città con troppa scelta, l’offerta era assurda.

In realtà so che è nato un Club Valle del Conca che forse ha raccolto il testimone: tanti articoli sul giornale, lo vedo parecchio attivo e ne sono contento.

Io invece non mi ricordo quando sono entrato nei Leo!

 

Allora cerchiamo di ricostruire il tuo percorso fino alla Presidenza Distrettuale, magari andando anche oltre.

Sono stato Presidente di Club e poi di Circoscrizione: in entrambi i casi i risultati si sono dimostrati efficaci. Dopo averlo conosciuto alle distrettuali, Piergiorgio mi chiese di aiutarlo come segretario. Dopo l’anno da Presidente Distrettuale, sono stato anche l’addetto stampa per il Multidistretto con Chiara Brigo.

 

Facciamo solo un passo indietro… Tu hai fatto il segretario e non il Vice prima di diventare Presidente. Come mai?

In quel periodo non si era in tantissimi e quelli erano ruoli importanti. In qualche modo posso dirti che gli elementi validi non venivano “sprecati”, in particolare quando si trattava di incarichi che presupponevano conoscenza e preparazione.

 

Da persona che allora di anni ne ha passati tanti, raccontami com’era vista l’associazione e tu stesso come potevi raccontarla da buon addetto stampa.

La percezione nettissima era quella di figli di papà che fanno qualcosina. Per questo faceva sensazione quando a Natale vendevamo in piazza le candele per ADMO. C’era tanta diffidenza, che dovevamo combattare.

Il ragionamento fu poi quello di cambiare la nostra immagina, in particolare lavorando con delle feste: erano eventi molto molto riusciti, che davano visibilità al nostro Club. Il risultato economico era sistematicamente positivo e con questo potevamo fare dei bei service. Quando poi il gruppo del Club si è sciolto, ci sono stati altri che hanno sfruttato il nostro format.

 

Prova a darmi la formula per un buon evento in stile Leo Club Rimini.

Una villa in campagna, un gran buffet, tanto da ballare. Una formula banale, in realtà.

 

Andiamo avanti fino al tuo anno da Presidente Distrettuale. Cosa ne ricordi?

Tantissimi chilometri, che però non sono mai pesati. Pensavo sempre di andare ad incontrare delle persone che davano qualcosa per un progetto che serviva.

Ho imparato tanto, che poi ho portato sul posto di lavoro: capacità organizzative, lavoro di gruppo, diplomazia!

Io poi ho capito che si trattava anche di una questione di stile. Più informale che puntiglioso, comunque la priorità per me rimaneva arrivare a risultati concreti, proprio quella concretezza che otterresti con la puntigliosità. Ma nell’informalità!

Comunque sono stato segretario distrettuale, il che ti dice qualcosa sulla mia precisione, ma poi ero il primo a buttarla in caciara. Infine mi piaceva verificare che tutto venisse fatto a regola. Insomma, mi piaceva unire due aspetti anche contrapposti.

 

Dammi qualche impressione del Multidistretto.

Il nostro Consiglio del Multidistretto era meraviglioso. Ricordo Francesca Pironi e un bellissimo gemellaggio col Distretto della Toscana. In generale fra noi tutti c’era un bel rapporto, anche grazie ad Agostino, il Presidente del Multidistretto, che era un leader.

 

A livello di progetti di rilevanza nazionale cosa mi dici?

Tema Operativo Nazionale e Tema Operativo Nazionale Permanente (che facevamo per ADMO) era condivisi da tutti, ben strutturati. Non solo raccoglievamo fondi, ma cercavamo anche di sensibilizzare. Ma erano progetti che in qualche modo procedevano in automatico.

Nella realtà locale portavano al canonico trafiletto sui giornali, che però riusciva a darti l’aspetto giusto verso l’esterno.

 

Oggi sei ancora impegnato nel sociale?

Ultimamente ho pensato alla famiglia. Non sono entrato nei Lions, più che altro perché dopo tanti ruoli e tanti anni viene un momento la voglia di staccare e dire STOP.

 

Allora quale ricordo porti con te di quegli anni che hai passato da Leo?

Una volta sono finito a Isernia con la neve! Che viaggio infernale che fu quello, una cosa assurda.

Oggi posso dirti che ricordo tantissimi momenti belli, tante risate, spensieratezza, ricordi di cose serie e importanti. Serenità.

 

A questo punto invertiamo i ruoli e fai tu una domanda a me.

Dopo quello che ci siamo detti, la domanda è: state proseguendo?

Siamo ancora agli inizi di queste interviste, ma provo a risponderti. Non stiamo proseguendo, perché quello che sento in questo momento è un netto passo indietro rispetto alla realtà che tu e altri mi avete descritto: il nostro Distretto non è più a quel livello. Ma mi vien da dire che forse è proprio l’associazionismo che ha fatto un passo indietro. La cosa su cui sono positivo è che dopo un passo indietro si può ricominciare a lavorare e io sento forse una consapevolezza crescente… quando le cose vanno particolarmente bene, si è meno interessati a capirne il funzionamento, mentre ora che vanno un po’ peggio, vedo tanta maturità in chi cerca di risolvere i nuovi problemi del nostro Distretto e dei tanti Club.