“Servire per fare la differenza”

2011/2012

Leo Club Forlì

 

Con Francesca ci siamo conosciuti da socio e Chairperson, per questo motivo ho avuto inizialmente una certa difficoltà nel confrontarmi apertamente con lei: nella mia testa rappresentava il Lions Club in tutta la sua centennale esperienza! Ma a poco a poco ci siamo scoperti due persone affini e con lei ho i ricordi di lunghe chiacchierate al telefono o durante gli eventi distrettuali. Questa è solo una delle tante.

 

Il modo migliore per ricostruire la mia visione di questa associazione, mi è parso quello di andare in controtendenza e ricostruirne il passato.

Concordo con questa tua visione, è peculiarità dei Leo che cambino frequentemente i protagonisti e questo a volte fa perdere la memoria storica dell’associazione.

 

Certo non cerco di ribaltare il presente, ma vorrei solo riconsiderare tante certezze. Tu sei fra le prime persone che conosco da tempo che vado ad intervistare, sei parte della nostra storia recente in qualità anche di Chairperson, per questo penso che finiremo per uscire dal seminato, ma andrà benissimo così. Intanto, raccontami qualcosa di te.

Son cose che già sai quelle della mia vita, perché ci conosciamo da tempo. Io ho avuto la fortuna di passare molto tempo accanto ai Leo negli ultimi anni. Sono entrata “tardi”, avevo 25 anni, mi sono appassionata perché ho trovato delle persone a Forlì che mi hanno fatta sentire parte del gruppo: è stato determinante il rapporto di amicizia che si è venuto a creare, è stato il collante per continuare a servire assieme tanti anni. Poi ho incontrato Luca, che è diventato mio marito, e per una coppia è sempre bello poter condividere quest’esperienza.

Nel momento in cui Simon si è trovato senza un Presidente Distrettuale, ho deciso di accettare: fu un’esperienza non programmata, ma molto importante, che mi ha portato a continuare il mio percorso anche da Lions, impegnandomi in prima persona nel Club e nel Distretto. Ovviamente nella vita ci sono delle fasi, dopo aver dato tanto, ora che ho una famiglia le priorità sono cambiate, non riesco a donare all’associazione il tempo e le energie di un tempo… ma confido in futuro di poterlo fare di nuovo… In fondo per chi nasce Leo l’appartenenza all’associazione ha un significato solo se accompagnata da un impegno concreto e costante.

Ecco a te una presentazione che non è una presentazione!

 

Come hai conosciuto i Leo e come ci sei entrata?

Per sbaglio! Fu per insistenza di un grande amico, che conoscevo da sempre e con cui condividevo l’appartamento in università.

 

Il tuo anno da Presidente Distrettuale. Ha corrisposto ad un momento di difficoltà per l’associazione. Ti chiedo di spiegarmi un po’ quei momenti.

Il 2011 fu l’anno in cui la Sede Centrale mandò la comunicazione per cui l’età di uscita dai Leo veniva abbassata da 33 a 30 anni. Ci trovammo nella situazione per cui entrambi i Vice del nostro Distretto (cosa rara) compivano 30 anni nel momento sbagliato dell’anno: una manciata di mesi troppo presto! Simon, di cui io quell’anno ero il tesoriere, si trovò in Conferenza senza un candidato e senza nessuno che volesse accettare l’incarico; venimmo tutti riconvocati in Conferenza straordinaria e a quel punto accettai.

 

Com’era il Distretto a quel punto?

Era un Distretto in cui forse lavoravano sempre le solite persone, non c’era stata una politica di rinnovamento delle responsabilità, un po’ per mancanza di numeri e un po’ per mancanza di volontà. Di 16 Club, 8 erano in chiusura dopo una riduzione numerica simile.

 

Ho come la sensazione che da quel momento ci siamo ripresi, ma non abbiamo imparato realmente la lezione.

Ricreare un gruppo dopo un ricambio generazionale non è semplice, ci vogliono alcuni anni in cui le persone devono acquisire esperienza, anni in cui il distretto si ritrova composto prevalentemente da soci appena entrati o in procinto di uscire. Può accadere che sia difficile individuare un leader; ma, in quel momento di vuoto, tra le persone più giovani in termini associativi, ce n’erano comunque alcune particolarmente capaci, come Valerio che scelse di prendere in mano il Distretto.

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Se penso a Valerio sono contento, ha dato tanto all’associazione. Come sono passati per te questi anni da Chairperson?

La prospettiva che avevo da Leo era ovviamente diversa da quella che nel tempo ho sviluppato da Chairperson, ma ho visto comunque riproporsi alcuni problemi che avevamo vissuto in passato. Così sono arrivata a questa consapevolezza: la vita per i giovani cambia continuamente, le esigenze si rinnovano ed è difficile che una persona possa esserci sempre al massimo del tempo e delle forze. Per questo il reclutamento e la condivisione dei progetti devono essere la parte più importante nella vita di un Leo Club.

 

Questa è una visione interessante. Passiamo all’altra faccia della medaglia, il Multidistretto.

Dal Consiglio del MD di quell’anno sono stati eletti negli anni successivi 4 PMD, è stato un Consiglio davvero stimolante, soprattutto per me che mi presentavo come un’outsider, non ero stata Vice e conoscevo il Multidistretto solo attraverso i Nazionali.  Mi divertii tanto quelle volte che mi capitò di concedere più tempo all’esperienza multidistrettuale, ma, poiché lavoravo ed ero sposata, dovendo scegliere ho preferito essere presente coi nostri Lions, far tornare il Distretto Leo al centro della discussione. Volevo creare più vicinanza e collaborazione con i Lions, perché quando ti mostri aperto, dall’altra parte vieni sempre ricambiato con fiducia.

 

Ho l’impressione che noi per un certo periodo abbiamo adottato un atteggiamento di diffidenza, invece. Allora dimmi come rinnovarsi?

Con i Lions io ho cercato più visibilità e nuovi spazi, per far conoscere i Leo e quello che fanno, a cominciare dalla rivista distrettuale, che negli anni precedenti avevamo trascurato. Per la buona salute del Distretto (e del Club) Leo credo sia importante coinvolgere più persone, variare le cariche e affidare le responsabilità volta per volta a nuove creatività. Così non sarai tu a dover inventare il rinnovamento, ma avverrà naturalmente senza ritrovarsi ogni 5 anni con un Distretto da reinventare.

 

Quest’anno abbiamo la fortuna di aver incrociato alcuni Lions parecchio interessati a nuove aperture di Club, tu come pensi ci si debba muovere a riguardo?

Secondo me non è importante ragionare in termini territoriali (dove “serve aprire un Leo Club?”) ma piuttosto di individuare un gruppo di Lions con un interesse reale a concretizzare qualcosa, non solo ad aprire ma anche a seguire con costanza l’andamento del Club. Ho vissuto appena entrata nei Lions l’esperienza di Forlì: lavorammo con molta attenzione per cercare di ricostituire il gruppo; i Lions seguivano i Leo, li coinvolgevano e lavoravano insieme su tanti fronti. In tanti anni posso dire con certezza che i Leo Club più sani e produttivi sono quelli con alle spalle un Lions Club padrino presente e collaborativo senza essere ingerente.

 

Anche da Presidente di Club, forse tanti errori penso di averne commessi.

Raccontami qualche ricordo di Club.

 

A questo punto mi fa vedere un grande libro con le foto e le firme raccolte durante il suo anno.

 

Ci sono dei luoghi dove ogni volta torno nel tentativo di imparare qualcosa, soprattutto quando si parla di service.

Non avendo fatto il Vice Presidente non avevo programmato nessun service; ho scelto dei progetti che permettessero ai soci di conoscersi e fare squadra. Quello sicuramente più riuscito fu la festa di Carnevale organizzata, dalla Prima Circoscrizione, al Peter Pan di Riccione, con la partecipazione di 170 persone dal Distretto e dal Multidistretto e 3000 euro di ricavato per la ricostruzione dell’Aquila. Un altro service che purtroppo abbiamo dovuto realizzare in emergenza è stata una spedizione per il terremoto in Emilia di quell’anno: un’attività a cui parteciparono tanti Club e che ci diede la percezione di quanto far parte dei Leo potesse fare la differenza.

Ho anche un bel ricordo Lions, quando all’Incontro d’Autunno mi chiamarono per l’intervento che non avevo minimamente preparato, così finii per recitare a memoria le finalità del Leo Club, il massimo della spontaneità e loro ne rimasero colpiti. Forse anche questo era parte del mio essere PD, rimanere spontanea cercare di trasmettere l’orgoglio di essere Leo.

 

Cosa pensi ti abbiano lasciato i Leo? Anche in una parola, visto che finora ci siamo parlati tanto!

La soddisfazione di sapere che puoi fare qualcosa di significativo per gli altri. Penso che non ci siano altre associazioni di servizio che ti permettano di fare esperienze così varie; di questa esperienza a me sono rimasti amici per la vita, una famiglia e la voglia di diventare Lions.

 

Un consiglio per i Leo del nostro Distretto.

Siate Leo per davvero, vivete appieno gli incarichi che vi vengono assegnati, perché così facendo uscirete da questa associazione arricchiti e migliorati sotto tanti punti di vista. E non dimenticatevi di diventare Lions.

 

Fammi una domanda.

Farti una domanda a inizio anno è un po’ faticoso. Le 3 cose (POSITIVE!) che ti aspetti da quest’anno?

La prima riguarda me: spero di migliorare come persona. Ho coscienza dei miei limiti e finisco per essere anche volubile nelle mie decisioni, vorrei avere più determinazione. La seconda riguarda il nostro Distretto: mi aspetto più consapevolezza e meno disinteresse. Vorrei che ognuno ci tenesse in una maniera ragionevole, normale, spontanea. Infine mi aspetto di tornare in Etiopia e di tornarci con tante persone.

 

 

Alfredo Bruno