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“Per aspera ad astra”

2012/2013

Leo Club L’Aquila

 

Matteo è stato il primo PD che ho incontrato nella mia esperienza di socio… in effetti fu proprio lui a spillarmi, verso la fine del suo anno sociale. Ricordo benissimo il suo motto e le poche ferme parole che mi disse. Allora mi sembrò tutto così strano, un’esperienza che non avevo mai vissuto, mentre oggi mi sono trovato diverse volte al suo posto e per me è stato bello ricordare quella volta in cui fu un altro Presidente a farmi capire l’importanza del momento.

 

Sai, vorrei che questo libricino fosse il mio dono, anziché il gagliardetto.

Anch’io non feci i gagliardetti, ma donai una copia della mia tesi in Storia moderna, perché avrei voluto lasciare qualcosa che mi rappresentasse appieno.

 

Sei laureato in Storia moderna e oggi cosa fai?

Sono a Roma e mi occupo di relazioni istituzionali con la realtà parlamentare.

 

Come sei entrato a far parte del Leo Club L’Aquila?

Sono entrato nel 2008 in un Club eterogeneo, di cui ero il più piccolo. Il motivo era legato alla presenza di mia madre nello storico Lions Club.

 

Se dovessi raccontare qualcosa del gruppo che ti ha accolto?

La grande forza era in un legame trasversale, che ci permetteva di fare riunioni ogni 10 giorni e ovviamente vederci anche al di fuori dell’associazione. Quel contesto lo rendeva un bel Club in una realtà dinamica.

 

Uno dei primi service che ricordi?

La vendita dei pandorini per il TON a Natale. Era troppo freddo per poter stare in piazza, perciò abbiamo trascorso la giornata in un centro commerciale: per me fu un primo approccio al pubblico, un’esperienza da venditore che non conoscevo.

 

Fra l’altro nel mio Club c’è tua sorella che è una grande venditrice di pandorini! Non so se la cosa vi accomuna…

Diciamo che in famiglia è stata lei a venir fuori con quella capacità! Ma appunto, è una bella esperienza, qualcosa di nuovo da provare ogni volta.

 

Invece come sei arrivato a candidarti per la Presidenza?

Ci fu una richiesta palese nei miei confronti, che alla fine decisi di accogliere. Mi appoggiai molto, sia nell’anno di Vicepresidenza sia in quello di presidenza, sulle persone che mi avevano confortato nella decisione, che fra l’altro erano due Past abruzzesi: Pierluigi Loreto e Benedetto Zappa.

 

Com’era il Distretto che hai raccolto all’inizio dell’anno?

Un Distretto che andava organizzato, innanzitutto nelle sue priorità. La situazione non era facile, per questo abbiamo messo insieme quello che sapevamo fare, il mio compito fu quello di controllare gli equilibri. Abbiamo lavorato tanto, siamo arrivati fino all’apertura di un nuovo Leo Club in Molise, a Campobasso, con impegno da parte di noi tutti. Era entusiasmante cercare la sintesi culturale in questo territorio così vasto, o almeno cercare di farlo per un anno.

 

Raccontami come hai approcciato il lavoro nel tuo anno.

Con molta concretezza, per esaltare poi il momento ludico. Si lavorava su una grande programmazione, che era fondamentale per far andare avanti le cose a dispetto di una macchina che tendenzialmente è farraginosa. Certo, il tempo richiesto da una cosa del genere è tanto, in fondo credo che un anno non sia bastato.

 

Ma tu poi hai fatto un passo indietro, entrando nei Lions.

Sì, ma ho anche cambiato Distretto; non è stato esattamente un passo indietro, piuttosto l’assecondare le mie priorità di vita. In fondo ero a Roma fin da quando facevo il PD.

 

E allora com’è stata per te l’esperienza a distanza? Magari hai sentito di più l’esperienza nel Multidistretto.

Come ti dicevo, per me fondamentalmente era una questione di organizzazione. Gestire il nostro Distretto significa viaggiare, anche tanto! Fortunatamente ho sempre avuto un ottimo rapporto coi Lions che fra le altre cose mi accompagnavano.

Per quest’ordine di motivi ho forse vissuto con meno partecipazione il Multidistretto, ma questo non mi ha impedito di costruire una rete di relazioni, amici, conoscenze davvero interessante. Durante il percorso, rappresentano un po’ il tuo punto d’appoggio che certo non viene a mancare quando arrivi alla fine.

 

A proposito del rapporto coi Lions, il Governatore nel tuo anno fu Beppe Rossi. Che rapporto avete avuto? Cosa avete costruito per i Leo?

Quello di Rossi fu un grande anno. Una persona con una vision unica, era in grado di creare una vera e propria narrazione e in questo aveva una dote rarissima. Insieme abbiamo costruito un rapporto eccezionale fra Leo e Lions, che si è declinato con manifestazioni belle come quella che ti dicevo.

 

Guardandoci oggi dalla realtà Lions e con l’occhio di un giovane impegnato nel mondo del lavoro, cosa consiglieresti al nostro Distretto?

I Leo si possono svecchiare ulteriormente. Ci sono ancora diversi aspetti da considerare per questo, ma è evidente che il mondo ci percepisce ancora come troppo ingessati. Solo in questo modo riusciremo ad intercettare nuove forze per il futuro.

 

Cosa ti resta oggi di questa esperienza?

Una forma di entusiasmo data delle persone, dai linguaggi, dalla varietà culturale degli interlocutori. Mettere insieme Romagna, Marche, Abruzzo e Molise vuol dire fare sintesi culturale, per trovare l’accordo; tutto questo implica un modo di comunicare e di esprimersi che vanno pesati e considerati attentamente.

 

In conclusione chiedo sempre una domanda per contraccambiare l’intervista!

Qual è il tuo obiettivo a fine anno?

 

Cercare di costruire l’indipendenza nei nostri Club, in modo che possano concepire un Distretto dove magari io non servirò più. Solo così potrò pensare di averli resi autonomi.

Io forse non ci sono riuscito, ma accetta il consiglio: alza l’asticella della conoscenza, liberati dal monopolio delle informazioni e trova la trasparenza!

Solo così i Club e i soci potranno veramente capire come funziona la macchina decisionale.

 

 

Alfredo Bruno