“Idee a confronto, profonda amicizia, la gioia del servire”

2004/2005

Leo Club L’Aquila

 

Con un po’ di fatica siamo riusciti a sentirci per telefono, la conversazione interrotta dal mio pranzo e dai suoi impegni di lavoro. Anche se non l’ho ancora potuto conoscere di persona, dall’altro capo del telefono si sentiva una voce buona, cordiale, gentile ma determinata, tipica di quegli Abruzzesi dell’interno che conosco bene in quest’associazione e sempre lasciano il segno. Iniziamo prima a chiacchierare e gli racconto dell’idea di questo libro. 

 

Si tratta di un periodo bellissimo, assolutamente da ricordare. Per questo ti ringrazio di questa possibilità.

Sono io a ringraziare te. Ma prima di iniziare coi ricordi, dimmi chi è oggi Pierluigi.

Sono ingegnere e mi occupo del settore manutenzioni ed investimenti in una cementeria, ormai sono 10 anni che faccio questo lavoro. Sposato, con una bellissima bambina.

 

Invece quando hai fatto il PD, chi era Pierluigi?

Ero al penultimo anno di università. Si trattava del periodo degli ultimi esami, con la tesi in preparazione. Non avrei potuto fare quest’esperienza se non fossi stato uno studente.

 

Quanti anni avevi? Dici che fu il periodo ideale?

Avevo 25 anni e sicuramente è stato il momento migliore. Fare il PD è un impegno, ti tiene bloccato per parecchi weekend se vuoi farlo come deve essere fatto.

 

E secondo te come dovrebbe essere fatto?

Con passione. Devi essere presente in tante circostanze diverse, è naturale che i soci vedano in te un punto di riferimento. Non è soltanto la presenza fisica, perché in fondo nessuno ci obbliga ad essere a tutti gli eventi, ma la presenza unita ad una grande passione e alla capacità di trasmetterla, è quanto di più bello: diventa un moltiplicatore di risorse.

 

In questo senso come hai agito nei confronti delle persone?

Ad esempio condividendo col mio Vice praticamente ogni decisione, a cominciare da quelle sugli officer. Perché quest’anno non devi viverlo da solo, ma lavorare per creare legami fra le persone, tante amicizie. Quando c’è il clima giusto, basta poco per creare tanto.

 

Andiamo indietro nel tempo: come sei entrato nei Leo?

Il Leo Club L’Aquila ai miei tempi era esistito, ma poi andato rapidamente in ristrutturazione. Ero figlio di Lions, ma non avevo mai partecipato. Ci fu un primo incontro per ricostituirlo.

 

E come l’avete tirato su?

Dopo quell’incontro perdemmo diverse persone, che evidentemente non erano interessate. Rimanemmo in pochi, ma poi tirammo su nella nostra barca tanti amici. Da quel momento iniziammo ad organizzare tante cose simpatiche, una su tutte: una caccia al tesoro in giro per la città.

Anche nel Distretto si accorsero di noi, che eravamo un gruppo nuovo, carico e veramente affiatato.

 

Parlando di team work, dopo tanto girare e tante interviste in cui si è sempre accennato a quel famo nazionale a Marcelli di Numana, finalmente sono arrivato a te che sei stato il Presidente Distrettuale di quel grande anno.

Prima considerazione: un’esperienza importantissima anche per il mio lavoro. Quella fu la prima occasione in cui mi trovai a gestire un grande staff, per accogliere più di mille persone: perché questi furono i nostri numeri!

 

Come andò l’organizzazione?

Tutto iniziò a Taranto, con una candidatura abbastanza sudata. Funzionava così: se volevi candidarti, dovevi presentare la cosa. Ma noi pensammo di andare oltre, facendo un video a tema Pollon, girato tutti assieme il giorno di Pasquetta! Riuscimmo a mettere la cosa sotto una luce di simpatia e leggerezza (figurati che io ero Zeus) e così ottenemmo l’organizzazione.

A quel punto era come dover gestire un villaggio vacanze parallelamente al Distretto! E  in effetti avevamo 2 strutture parallele, con Francesco Turoni a capo del comitato organizzatore e di uno staff con più di 20 persone.

Pensammo a tutto, ogni dettaglio, poi aprimmo il sito web e le prenotazioni iniziarono a fioccare.

 

E poi come fu l’inizio?

Quattro giorni di arrivi, emozioni e un crescendo clamoroso fino al sabato sera, con quasi mille persone a cena!

 

Tutto il vostro lavoro ripagato, immagino. Cosa significò per i soci del nostro Distretto?

Una grande presa di responsabilità, perché decidemmo di gestire ogni aspetto dell’evento, perfino il merchandising che fino a quel momento non s’era mai fatto. Ad ognuno veniva un’idea e il Distretto li metteva nella posizione di realizzarla.

 

Com’era il rapporto coi Lions?

Con Enrico Corsi, che era il mio Governatore, fui davvero fortunato: una persona sempre presente, che mi voleva avere sempre accanto. Se per il Nazionale le cose sono andate tanto bene è stato anche perché il loro sostegno iniziale ci ha permesso di affrontare tante spese.

 

Come lo approcciavi il Distretto Lions?

Volevo stare bene con me stesso, volevo rimanere coerente con me stesso: in questo modo tutto quello che si fa ha senso (anche quando è ampolloso). Così per me l’ambiente Lions è stato una scuola ed Enrico una persona importante: insieme ne abbiamo fatte tante e continuiamo da Lions.

 

Raccontami ancora qualcosa del Club de L’Aquila.

Le prime cose che riuscimmo a fare furono delle cacce al tesoro, a cui la gente partecipava con una libera quota d’iscrizione. Nel Distretto, ogni anno cercavamo di occuparci di una distrettuale; tutto questo durò una decina d’anni. Poi si crearono naturali distanze d’età fra il gruppo di cui facevo parte io stesso e le nuove leve, penso sia normale.

 

A proposito di Distretto, prova a tracciarne un ritratto.

Romagna: Faenza, Forlì, Ravenna. Abruzzo: Pescara e L’Aquila. Marche: Macerata e il Club di Ancona, che era un po’ difficile. Nel mio anno provammo a far venire fuori anche altri Club: Chieti organizzò la prima Distrettuale a Francavilla!

 

E ora guardiamo oltre, alla dimensione più grande del Multidistretto.

Ho cominciato a frequentare da Vice PD, prendendo mano a mano confidenza con questa dimensione. Però notavo che più andavi in alto più si acuiva nei colleghi la voglia di arrivare…

 

Capisco che alcuni riescano a trovarne gli aspetti più positivi, che sono di tanta amicizia e condivisione di progetti, mentre altre volte appare complicato individuare i punti di pregio… Lasciami un ricordo del tuo anno da PD.

La mia giornata tipo! La mattina ti alzavi, lavorarvi e la sera iniziavi a girare come una trottola. L’organizzazione del Nazionale complicava le cose! Un ricordo chiarissimo fu la conferenza stampa in cui annunciammo l’evento: una cosa mai vista prima!

E poi i giorni del Nazionale: le prenotazioni… avevamo allestito a L’Aquila un vero e proprio ufficio turistico. Per un mese non abbiamo fatto altro, fino alla partenza dei primi pulmini del comitato trasporti.

 

Spiegami il tuo motto: ‘Idee a confronto, profonda amicizia, la gioia del servire’.

Cercavo di creare una sorta di corrispondenza dalle idee, all’amicizia, al servire, perché la varietà dei nostri Club a questo doveva portare secondo me.

 

Prova a farmi una domanda per conoscermi meglio.

Cosa ti aspetti da quest’anno?

Mi aspetto di lasciare un gruppo di ragazzi che continui ad andare avanti. In molti sono giovanissimi, ma vedo che potranno fare grandi cose: anche per questo sto raccogliendo una memoria storica per il Distretto, perché penso che sia quanto di più importante potrei lasciare dopo il mio passaggio.

Un anno è tanto breve che spesso sei tu a ricevere molto più di quanto non sia in grado di lasciare agli altri.

 

E ora cosa fai nell’associazione?

Sono socio del Lions Club L’Aquila New Century. Si tratta del primo Club di questo tipo nato nel nostro distretto. Venne creato da quello che era il gruppo storico del Leo Club L’Aquila. Si voleva creare qualcosa che fosse molta sostanza e poca giacca e cravatta. Così studiammo e arrivammo alla proposta di un New Century; lo facemmo per non disperdere il bagaglio di esperienze accumulate in anni di Leo.

Io stesso avevo passato parecchi anni dando qualcosa agli altri e ricevendone molto di più in cambio, un’esperienza memorabile che in qualche modo doveva continuare.