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2010/2011

Leo Club Ravenna

  

Io e Simon ci siamo incontrati per la prima volta durante una riunione del Leo Club Ravenna, a cui partecipavo da Vice Presidente Distrettuale e lui da ex socio. Proprio perché non avevo avuto difficoltà a rintracciarlo, gli anticipai l’idea e finii per considerare la conversazione praticamente certa. Dopo più di un anno, con lui si è conclusa la raccolta di interviste, con la sua ironia ma anche l’ammirazione per questo percorso così strano ma per me così necessario.

 

Iniziamo subito parlando di memoria storica. Qualche pagina prima di questa intervista parlavo con Benedetto della Multi a cavallo fra il suo anno e il tuo anno.

Precisiamo subito che fu la sua Multi! Lui e Manuela Paone furono eroici, la organizzarono contro tutto e contro tutti, pur di far fare bella figura al nostro Distretto.

 

Ecco, proprio questo mi interessa approfondire: come una storia abbia sempre almeno 2 versioni!

Nei Leo non c’è memoria storica per la natura dell’età dei suoi associati: in questo particolare momento della vita che ci porta lontani – magari all’Università fuori – e a perdere i contatti. E forse a 40 anni trovi la spinta per rincontrare le persone e magari ufficializzare la cosa con un bell’evento. A quell’età non capita, invece.

 

Dimmi qualcosa in più su di te.

Sono Simon Valvassori, sono un professionista ed attualmente lavoro per una società svizzera, altrettanto posso dirmi orgogliosamente Lions. Ho tratto grande esperienza e giovamento dai miei anni nei Leo, in particolare per quanto riguarda il profilo della Leadership.

 

Com’eri quando sei entrato nel tuo Club?

Vecchio! Avevo 26 o 27 anni, alle spalle diverse esperienze lavorative e dopo pochissimo tempo mi trovai Presidente del Club. Da lì, ben presto divenni Vice e Presidente del Distretto. La mia fu una “carriera” strana, molto veloce, d’altronde visto il limite d’età incombente, venne tutto naturale . Diciamo che non ero il classico ragazzo timido ed impaurito ancora alla scoperta del mondo.

Fra l’altro erano anni di volubilità soprattutto per quanto riguardava l’età di uscita dall’associazione e mi appropinquai all’anno di Presidenza senza sapere esattamente se sarei stato Leo o Lions. Riuscii a farlo, ma poi a 32 anni terminai la mia esperienza da socio, con un Distretto che – proprio per questo limite d’età ballerino – perse in un colpo solo I e II Vice PD.

 

Era un periodo in cui c’era molta competizione riguardo a questi incarichi?

Scherzosamente potrei dirti che c’erano delle guerre in atto! Esistevano dei veri e propri burocrati Leo, persone votate al cavillo e altre che concepivano in maniera opposta l’associazione. Ecco, diciamolo subito che i Leo sono una bellissima cosa, ma non possono essere lo scopo di una vita. Almeno secondo il mio parere.

 

E a livello numerico cosa accadde?

Un Distretto piuttosto numeroso si ritrovò praticamente dimezzato. Dall’America non si potevano rendere conto dell’effetto killer che in un paese fatto come l’Italia poteva avere quell’abbassamento. In america a 30 hai già fatto carriera. In italia forse hai finito l’università. Forse.

 

Però immagino sia stato per te occasione di un rapido passaggio nel mondo Lions. Un’opportunità, insomma.

Sono davvero fiero di essere stato il più giovane socio ammesso all’interno del mio Club, il Ravenna Host,  a soli 32 anni. Anche da Presidente Distrettuale, mi sentivo addentro in particolar modo alle dinamiche Lions, perché credo di aver avuto una visione adulta di questa associazione. Ci sono poi delle differenze oggettive, in particolare mi viene da dire che mentre in un Leo Club si richiede un’applicazione costante, perché le risorse son poche e tutto sta sulle spalle dei soci, un Lions Club rappresenta una soluzione più ragionevole per un uomo impegnato nel mondo del lavoro.

Diciamo che si tratta di responsabilità diverse per momenti diversi della vita.

 

Mi interessa capire una cosa a questo punto: quale approccio aveva un lavoratore all’incarico da Presidente Distrettuale? Quale diversa maturità?

Una maggior conoscenza delle esigenze organizzative, potrei dire. Cercavo di mantenere un approccio preciso, con un occhio ai bilanci nel quotidiano, costantemente orientato ad una relazione con il Distretto Lions.

Anche la gestione del capitale umano, dei soci, nella selezione dei ruoli di responsabilità e nell’alternanza degli incarichi, per poter trovare volti nuovi motivarli e lanciarli.

 

Come sei entrato nel tuo Leo Club? 

Dopo un anno di anticamera. Mi rendo conto sia difficile affrontare questa attesa, ma forse è stato il modo migliore per trovare persone che mettessero al centro del proprio essere socio il Club.

 

Pensi che questo tipo di modello sia perseguibile nel tempo? Mi sembra quasi una di quelle riforme da attuare negli anni.

Penso sia importante coordinare il Distretto, dare un modello, e tu hai l’età per seguire (con distacco, ma vigile!) una linea di continuità, che poi sarebbe la cosa migliore.

 

Come vedevi il Multidistretto da Presidente Distrettuale?

Non ne conservo un buon ricordo, perché penso che venne a mancare l’aiuto nel momento in cui per noi era fondamentale riceverlo.

In generale lo vedevo come qualcosa di utile, ma in fin dei conti una sovrastruttura che si rendeva necessaria soltanto nel momento in cui avrebbe potuto aiutare bei Club in bei Distretti.

 

Raccontami di un service che hai seguito con particolare affetto.

In quell’anno seguimmo un TODPe su L’Aquila, un’eredità del mio predecessore Benedetto. La cosa bella fu aver recepito una necessità del territorio.

 

Da Presidente Distrettuale avevi un motto?

Mi venne detto che non era obbligatorio sceglierne uno, così non scelsi nulla.

 

Come hai vissuto il tuo passaggio da Leo a Lions?

Con molta felicità, devo dire. Ricorda quanto ti dicevo prima… questa associazione è una cosa bellissima, ma non è lo scopo di una vita. Forse perché si è ancora ragazzi, si rischia di farsi prendere dall’esaltazione del momento con sprazzi di entusiasmo certamente utili, ma nel lungo periodo il modello Lions permette una vita associativa più temperata-

 

A questo punto proviamo ad invertirci i ruoli: mi aspetto da te una domanda.

Fino ad oggi sei stato un Leo esemplare, entusiasta e motivato. Ti senti pronto per entrare in un Club Lions?

Intanto devo ringraziarti per questo giudizio fin troppo generoso! La mia risposta è sì, con un però. Ho davanti ancora 7 anni all’interno di questa associazione e mi aspetto di vederla cambiare, non verso una rivoluzione ma abbracciando un adattamento ai tempi. Penso che i Lions stiano cambiando molto più rapidamente dei Leo, forse perché avevano più distanza da colmare, ma se dovesse continuare il movimento che oggi vedo in atto, certamente vorrei continuare a farne parte.

 

 

Alfredo Bruno