“L’amicizia per la vita di servizio”

2015/2016

Leo Club Campobasso

 

L’amicizia fra me e Valerio iniziò con un mio No. Ero delegato di Club e fui l’unico a votare contro di lui alla carica di Presidente Distrettuale, cosa che presto finii per dirgli in faccia. La sua reazione fu di grande stima nei miei confronti e non ci volle molto prima di arrivare a considerarci amici. Resta sempre complicato riuscire ad avere una chiamata con lui, fra le serate danzanti che organizzava e la nuova impresa da poco inaugurata, ma quelle rare volte che si ritaglia una mezz’ora di tempo… sistematicamente diventa un’ora e mezza! Perché lui è così, una persona che ci mette sempre il cuore, nel lavoro, come nei Leo, come nell’amicizia. Per tutti questi motivi la conversazione con lui doveva andare diversamente… e così è stato.

 

Sai, chi prende tutto con il proprio cuore rischia sempre di essere ferito, dalle persone o dalle esperienze. Ma in cambio ricevi molto di più.

 

A te capitava quando rappresentavi il nostro Distretto? Perché certe volte sembra proprio di non venirne fuori…

Quando sedevo in Consiglio, non ero Valerio Palange, ma cercavo di rappresentare la voce di tutti i soci. Se alzavo la voce, era solo perché ero sicuro di non essere solo. D’altra parte cercavo sempre di sorridere, perché mi piaceva prendere con tanta serenità quello che facevo; cercavo rapporti umani.

Però c’era un aspetto che consideravo imprescindibile e che andava molto oltre la mia persona, quella dei soci e dei colleghi: il rispetto dell’etica.

 

Rispettare l’etica cosa significa nella vita di tutti i giorni da Presidente Distrettuale?

Gestire le persone, ma con tanto rispetto. Troppo spesso si dimentica che in quest’associazione ci sono tanti ragazzi, le cui necessità viaggiano su binari differenti.

 

Una cosa mi colpì nel tuo anno di Presidenza, ovvero il dialogo che riuscisti a creare nei nostri incontri. Le persone erano partecipi, ognuno si sentiva di offrire la propria opinione. Questa cosa ho cercato di ricrearla immediatamente, solo con un po’ più di ordine…

Il problema che io vissi ea che il dialogo forse non aveva dietro un reale interesse nel cambiare le cose, in modo molto pratico. Mancava il vero interesse per il service, c’erano altri aspetti che attirvano di più l’attenzione e a me sembrava un grande fraintendimento. Il dialogo a cui aspiravo da alcuni venne preso molto seriamente, ma ricordo altri che avrebbero continuato a parlare delle stesse cose all’infinito.

 

Mancava forse una sintesi, una conclusione che desse un senso a tutte quelle parole. Da un po’ di tempo sento che forse dovremmo rimetterci in discussione seriamente: mancano delle regole precise, delle buone indicazioni. Uno dei più grandi risultati del tuo anno penso sia stato il nuovo regolamento distrettuale; perciò ora mi vien da dire che bisognerebbe mettere mano ai Club.

Più che ottimi regolamenti, il vero obiettivo è un altro. L’associazione fallisce quando manca la coesione nei Club, che si ottiene solo con la finalità comune nell’operare. Se sei in grado di incarnare le finalità dei Leo, non hai davvero bisogno di regole, l’energia giusta viene da sé, i modi corretti li trovi nero su bianco.

 

E allora come la racconteresti questa suggestione?

È la sensazione che ti prende ad un matrimonio, in cui vieni messo al tavolo con dei cugini mai conosciuti (forse la gente del Sud capirà meglio cosa voglio dire!). Quando incontri un parente di cui non mai sentito nemmeno parlare, non puoi non volergli bene: si tratta di sangue del tuo sangue, la famiglia è la stessa, le tradizioni, i parenti!

Sapere di appartenere ad una famiglia, mette al sicuro i tuoi valori, ti fa sentire di viverli in condivisione.

Solo questo è il rapporto fra Leo e fra Lions che mi piace concepire. Perché alla base di tutto c’è una carta, quella dell’etica, che noi condividiamo e non possiamo esistere altrimenti. I nostri valori sono al sicuro, siamo una famiglia.

 

In questo senso ricordo la forte impressione che ti fece il viaggio in Israele.

Esattamente. Un luogo completamente diverso, un’esperienza di incontro internazionale nell’ambito dell’associazione che volli vivere in ogni modo. La cosa più bella, una volta arrivati lì, era incontrare persone in tutto e per tutto differenti, ma poterli abbracciare come fratelli e sentirsi parte della stessa cosa: la più grande associazione di servizio del mondo – come piace dire ai Lions.

Quella fu la migliore esperienza che i Leo mi permisero di vivere.

 

Con difficoltà riusciamo a raccontare quanto questa associazione sia in grado di regalare. Sembra sempre e solo più che altro prendere…

Le solite battute, no? I Lions sono quelli con la giacca e la cravatta, che fanno le cene, eccetera. Ma i Lions si sporcano le mani, solo che non riescono a far venire veramente fuori la parte sana.

Io sono sempre stato consapevole del modo in cui veniamo percepiti, per questo indossavo sempre la polo ad ogni evento: era un messaggio, il fatto che non era una questione di forma. Ho sempre cercato di far capire che non era l’abito a fare di noi grandi persone, ma il desiderio di risolvere concretamente i problemi con le pettorine, gli abiti o le T-Shirt. Mi viene quasi in mente il discorso del medico, che col camice bianco nasconde ciò che può indossare, si mostra semplicemente per quello che fa, per la sua professione.

 

Dopo tutti questi discorsi, mi torna in mente il giorno in cui ti candidasti come Presidente… Il mio no sbandierato. Col tempo ho iniziato a capire cosa ti passasse per la testa.

Per carattere non amo vedere momenti di difficoltà, anche in un gruppo di amici sono sempre quello che cerca la risoluzione. Ebbene, in quel momento di difficoltà ne vedevo tante e mi sentivo in qualche modo responsabile. Perché anche se non avevo molta esperienza, i requisiti li avevo tutti, ero in grado di comunicare e gestire dei soci. Insomma, mi sentivo persona adatta e quindi chiamato in causa.

 

Ti devo dire che solo ora vedo bene quanto ci aiutò questo gesto. Tutto quello che hai dato in un anno, fu un regalo per noi, una cosa che non aveva tanto posto nella tua vita, ma finisti per dare tanto, tantissimo.

Mi fai tornare col cuore indietro nel tempo…

 

Io penso che il cuore giustifichi tutto, anche le mancanze.

Sai qual è il problema? Non si capisce quanto ci si possa divertire, ecco il grande fallimento dei Lions: io preferirei fossero molti di meno, ma con più cuore e pronti a prendersi poco sul serio.

 

Secondo te perché le persone non sono attive?

Non si scelgono per la motivazione, ma per altre porzioni delle loro vite, che sono fra le meno utili in un’associazione. La nostra finalità è creare reti di rapporti, ma solo per fare insieme grandi service; i numeri dovremmo lasciarli per altre valutazioni, non associative.

 

Forse sbagliamo tanto nel modo in cui ci rapportiamo con l’esterno.

Parlavi di nuovi regolamenti anche per i Club… Ecco, normare certi comportamenti ti aiuterà a ridurre il numero di chi dei Leo non ha capito nulla, ma poi ti dovrai porre il problema di come riprendere a crescere, nel modo giusto!

Bisognerà cercare finalmente di fare cose in grande, di diventare pubblici, mediatici, conosciuti per quello che veramente facciamo. Tutto il discorso si gioca sul filo della comunicazione!

Tante, tantissime volte si è parlato di come comunicare, non dev’essere un discorso inter nos, una cosa autoreferenziale. Solo facendo venire fuori tutto questo potrai sperare di arrivare alle persone di cuore.

Prendi ad esempio il mio viaggio in Israele, oppure il tuo in Etiopia: non ci sarebbero capitate senza i Leo, in cambio ci siamo innamorati di questa associazione.

 

“L’amicizia per la vita di servizio”, ricordo molto bene il tuo motto da PD.

Vedevo il servizio al centro dell’associazione e il miglior modo per arrivarci nella mia testa è sempre stata l’amicizia, senza non si poteva arrivare da nessuna parte.

 

A questo punto fammi tu una domanda.

Vorrei dare sfogo ad un po’ di vanità e capire cosa ti ha colpito in me, tanto da ricrederti sul giudizio (non lusinghiero!) iniziale.

Il profondo desiderio di conoscere le persone. La cosa che mi hai insegnato è stata che aprirsi verso il mondo esterno ha senso, certo c’è il rischio di farsi molto male, ma comunque ne vale la pena. L’insistenza con cui cercavi di conoscermi (me, come tanti altri soci) era qualcosa di sorprendente per me che sono sempre stato un ragazzo schivo. Ecco, non solo posso dirti che questo mi ha colpito molto, ma che non passa giorno da PD senza che io provi a fare altrettanto.

 

 

Valeria Petrucci